I premiati degli anni precedenti

PREMIATI 2011: Carlo Cracco

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2011 per l’enogastronomia

Nato a Vicenza nel 1965, ha frequentato l’I.P.C. a Recoaro Terme, vicino Vicenza.
L’istituto fa parte dell’Associazione Europea delle scuole alberghiere e del turismo, istituita nel 1963.
Ha frequentato l’istituto lavorando per il Ristorante “Da Remo” (Vicenza).
Nel 1986 ha cominciato la sua carriera professionale da Gualtiero Marchesi a Milano, il primo ristorante italiano che ha raggiunto le tre stelle Michelin e un notevole riconoscimento dalla guida dei ristoranti Michelin.
In seguito Cracco ha lavorato alla “Meridiana” di Garlenda (Savona), appartenenete alla catena dei Relais & Chateaux.
Ha vissuto per tre anni in Francia dove ha frequentato il gotha della cucina francese, Alain Ducasse (Hotel Paris) e Lucas Carton (Paris, Senderens).
Cracco, finalmente  tornato in Italia, a Firenze, è stato primo Chef alla famosa Enoteca Pinchiorri che durante la sua conduzione ha ottenuto le tre stelle Michelin. Sull’onda del successo, Gualtiero Marchesi lo ha chiamato per l’apertura del suo ristorante L’Albereta”, Ebrusco (Brescia), dove Cracco ha lavorato come Chef per tre anni.
Subito dopo ha aperto “Le Clivie” in Piovesi d’Alba (Cuneo), il quale solo dopo un anno ha guadagnato la stella Michelin.
Dopo pochi anni, ha accettato l’invito della famiglia Stoppani, proprietaria del negozio di gastronomia più famoso di Milano del 1883, per l’apertura del ristorante Cracco Peck, dove Cracco oggi lavora come Chef Executive.
Il ristorante è aperto dal 2001 in un edificio elegante nel centro di Milano e la sua cucina rivisita in modo contemporaneo le specialità tradizionali milanesi, guadagnando le due stelle Michelin, 18,5/20 Espresso e 3 forchette per il Gambero Rosso. Dal 2007 è tra i 50 migliori Ristoranti al mondo. Luogo delizioso, elegante e raffinato, impreziosito dalla boiserie di ciliegio che ricopre le pareti, può accogliere una sessantina di ospiti ai quali Cracco offre una cucina tradizionale milanese rivisitata secondo uno stile moderno e non solo, che combina i sapori giocando sui contrasti.
L’immaginosità e la raffinatezza della cucina di Cracco, inoltre, sono amplificate da una cantina unica, risultato di un’accurata selezione, che mette a disposizione dei clienti circa 2.000 etichette selezionati tra i migliori vini presenti sul mercato mondiale.
Attualmente  Cracco è impegnato nel talent show più famoso al mondo Master chef, uno dei programmi più visti della TV digitale, trasmesso da Cielo, dove si è già conquistato un ruolo fondamentale e acquisito molte simpatie nonostante l’aria da burbero professionista intransigente.

 

 

PREMIATI 2011: Vittorio Luigi Zecchin

SEGNALAZIONI DALLA TERRA VENETA all’imprenditoria

Vittorio Luigi Zecchin, per gli amici “Gino”, nasce a Tombolo (Onara) il 18 luglio 1930.
Già da piccolino spiccano in lui quelle doti di intraprendenza, tipiche di chi ha un destino di successo nel DNA.
Da giovane inizia a lavorare come camionista ma ben presto lascia questa attività non sentendosi portato a trascorrere una vita di routine.
Decide di emigrare e nel 1957 parte per la Svizzera, ma rientra poco dopo perché non ha soddisfazioni. Non trova pace, Gino e così emigra nuovamente ma questa volta verso il Canada. Parte per Edmonton dove viene assunto presso una officina specializzata nella costruzione e posa di oleodotti.  Gli viene assegnato il reparto di saldatura e in un lasso di tempo assai ridotto ne diventa il responsabile. Rimane in Canada per lunghi sei anni poi torna in Italia.
Qui comincia a fare dei lavori per conto terzi, fonda una piccola aziendina e produce articoli in plastica. Un giorno gli capita per le mani un pezzo di tubo di alluminio, che in edilizia usavano per fare impianti di conduzione di acqua, gasolio ed altro; intuisce che quel tubo potrebbe durare nel tempo molto di più se protetto contro la corrosione provocata da  elementi tipo la calce, il calcestruzzo ed altri. La plastica è già fra le sue mani; bisogna però rivestire questo tubo in continuo per una lunghezza non ben definita, sicuramente per decine e decine di metri. A Gino sorge l’idea e riesce ad ottenere il prodotto che il mercato aspettava. Dal tubo di alluminio passa al tubo di rame.
Cede la piccola aziendina e nel 1973 fonda la Zetaesse, con la quale dà subito una svolta alla tecnica dell’impiantistica tradizionale introducendo sul mercato il primo tubo di rame preisolato e brevettato ed inaugurando l’epoca del risparmio energetico.
Passo dopo passo, la gamma dei prodotti Zetaesse è stata costantemente diversificata ed ampliata per poter rispondere puntualmente alle nuove necessità di installazione sia nel campo del riscaldamento che del condizionamento ed adduzione di gas e/o liquidi.
Zetaesse , nel corso della sua storia, può vantare d’essere stata prima in varie innovazioni tecnologiche grazie all’intuito del suo fondatore.
Ultimamente ha deciso di cimentarsi in un nuovo mercato, quello del polietilene espanso reticolato, un prodotto che trova vari e molteplici impieghi nell’industria automobilistica, aeronautica, navale, nell’abbigliamento sportivo e non solo.
Zecchin non si è limitato ad una sola sua creatura; ne ha create altre ed ancor ora le dirige. Queste spaziano dall’edilizia, sia come costruzione che gestione di immobili, all’agenzia viaggi, al trasporto passeggeri con elicotteri, alle società agricole, agli impianti fotovoltaici.
Il suo chiodo fisso è la “diversificazione”, che significa vigilare sull’evoluzione del mercato, capirne le esigenze, farle proprie ed avere il coraggio di investire per dare continuità alla vita delle aziende.
Ecco quindi che a buon diritto al nostro Signor Vittorio Luigi è stata conferita in data 2 giugno 1988 l’onorificenza di Cavaliere dall’allora Presidente della Repubblica On. Francesco Cossiga.
Ma il Cav. Vittorio non è solo dedito al lavoro; ama la vita, ama la compagnia degli amici che rende partecipi delle sue iniziative, ama le cose semplici come allevare i polli, produrre frutta, ama i viaggi, la caccia, la pesca, ama collezionare le auto d’epoca ed i trattori “testa calda”dei quali ha una importante collezione.

PREMIATI 2011: Francesco Guidolin

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2011 per lo sport

Nato a Castelfranco Veneto il 3 ottobre 1955- Allenatore
Ha iniziato ad allenare le giovanili del Giorgione, squadra in cui iniziò a giocare, con cui ha fatto l’esordio in panchina nel campionato 1988-1989 in Serie C2. L’anno successivo ha guidato il Treviso nella medesima categoria e nel triennio successivo ha guidato rispettivamente Fano, Empoli e Ravenna in Serie C1 guidando quest’ultima alla promozione in Serie B.
Chiamato nel 1993 alla guida dell’Atalanta in Serie A, fu esonerato dopo 10 giornate a causa di un negativo avvio di campionato. Ricominciando quindi dai cadetti, ha iniziato le sue fortune con il Vicenza nella stagione 1994-1995 conquista il terzo posto dietro Piacenza e Udinese riportando i berici in Serie A dopo sedici anni d’attesa; nella stagione successiva conquista un meritato nono posto finale, ma il capolavoro arriva nella stagione 1996-1997, quando vince la Coppa Italia dopo aver eliminato Lucchese, Genoa, Milan, Bologna e Napoli. Nella stessa stagione il Vicenza è per alcune domeniche solitario al primo posto in campionato. L’avventura in Coppa Delle Coppe ella stagione successiva lo porta fino alla semifinale contro il Chelsea, ma a fine campionato lascia la cittadina veneta dopo quattro anni.
Nel 1998 è all’Udinese, con cui conquista un piazzamento Coppa Uefa, ma lasciando la squadra al termine della stagione. Ha in seguito guidato con successo il Bologna e il Palermo nel quale subentrò a Silvio Baldini nel gennaio del 2004 conducendo la squadra prima in Serie A e poi in Coppa UEFA. Dopo aver condotto il Palermo alla Coppa Uefa, viene chiamato da alla guida del neopromosso Genoa ma, a causa dello scandalo che ha coinvolto la società ligure con la successiva retrocessione in C1 il contratto è stato rescisso.
Dopo un anno da tecnico del Monaco, squadra del Ligue 1 francesce riapproda nella squadra palermitana esattamente un anno dopo il suo addio. Il girone di andata è positivo, ma dopo l’infortunio dell’asso brasiliano Amauri la squadra e Zamparini decide di cambiare allenatore, ma il 14 maggio del 2007. viene richiamato sulla panchina della squadra siciliana, riuscendo a condurre i rosanero alla qualificazione in Coppa UEFA grazie a due vittorie consecutive prima di salutare – momentaneamente – la Sicila. Il 26 novembre 2007 – però – Guidolin è stato richiamato per l’ennesima volta sulla panchina della squadra palermitana. Questa è la quarta volta che Zamparini decide di affidarsi al tecnico veneto per guidare il Palermo e riportarlo ancora una volta in Europa.
Nella prima conferenza stampa in un originale siparietto con il Presidente Zamparini dichiara che “Zamparini è il miglior presidente del mondo, dal martedì alla domenica” riferendosi alle consuete esternazioni molto colorite del presidente. Prima della fine dello stesso campionato, a seguito della sconfitta casalinga contro il Genoa, Guidolin viene esonerato e sostituito nuovamente con Stefano Colantuono. A Palermo è stato tra i primi ad utilizzare il modulo tattico 4-3-2-1 il cosiddetto “albero di Natale”.
Il 30 settembre 2008 viene assunto come allenatore del Parma, ottenendo la promozione in Serie A. Nella stagione 2009-2010 del campionato di Serie A, conquista l’ottava posizione in classifica e, al termine dell’ultima giornata, annuncia il suo addio alla formazione crociata.
Il 24 maggio firma un contratto biennale con Udinese, che aveva già allenato. All’inizio del campionato  l’Udinese si trova all’ultimo posto fino alla sesta giornata, e Guidolin schiera la sua squadra con vari moduli di partita in partita. E da ultima arriva in poche giornate a quarta in classifica, a sei punti dal Milan, quattro dall’Inter e tre dal Napoli entrando in piena lotta scudetto a sole otto giornate dalla fine del campionato. Emblema di tale rimonta è la vittoria in trasferta ottenuta contro il Palermo per 7-0. Il 17 marzo rinnova il contratto con i friulani fino al 2015. L’8 maggio in una grande partita vinta per 2-1 sulla Lazio rilancia l’Udinese al 4°posto solitario dopo un mese nel quale la squadra aveva raccolto solo 3 punti in 5 gare a cause di infortuni e squalifiche. Il 15 maggio con la vittoria sul Chievo Verona per 0-2 stabilisce con 65 punti il nuovo record dei friulani in Serie A dopo il precedente record di 64 punti stabilito da Alberto Zaccheroni nel 1997-1998. La sua Udinese il 22 maggio 2011, grazie ad un pareggio senza gol al Friuli contro il Milan, all’ultima giornata ottiene il quarto posto in campionato conquistando la qualificazione ai preliminari della UEFA Champions League.

PREMIATI 2011: Antonio di Natale

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2011 per lo sport

Nato a Napoli il 13-10-1977, Attaccante
Cresce nel vivaio dell’Empoli e dopo alcune stagioni con Empoli, Iperzola e Varese, si mette in luce durante l’annata 1998-1999 con il Viareggio in Serie C2, segnando 12 gol in 25 partite. Poco dopo l’Empoli lo riscatta e con i toscani disputa cinque campionati (tre in Serie B e due in Serie A), diventando un punto di riferimento della squadra.

Arriva a Udine nella stagione 2004-05 e, anche grazie ai suoi gol, l’Udinese conquista il quarto posto in campionato e la possibilità di giocare i preliminari di Champions League.
L’attaccante napoletano dimostra tutto il suo valore sul palcoscenico europeo. Realizza tre reti in Champions tutte al Werder Bremen ed una in Coppa Uefa contro i francesi del Lens.

Con la maglia della Nazionale esordisce a 25 anni, il 20 novembre 2002 nell’amichevole Italia-Turchia. Segna il primo gol in Nazionale il 18 febbraio 2004 nell’amichevole Italia-Repubblica Ceca, giocata a Palermo.
Il ct Roberto Donadoni lo richiama in Nazionale nel 2006, schierandolo quasi sempre nell’undici di partenza.
Sotto la sua gestione realizza la sua prima doppietta in maglia azzurra il 12 settembre 2007, nella gara vinta 2-1 contro l’Ucraina a Kiev, decisiva per le qualificazioni all’Europeo, e fa parte della spedizione azzurra ad Austria-Svizzera 2010. Il 28 marzo 2009, durante la partita della Nazionale giocata a Podgorica contro il Montenegro, pochi minuti dopo l’inizio, si infortuna gravemente al ginocchio sinistro a causa delle brutte condizioni del campo. Il malanno lo costringe a terminare anzitempo la stagione e a non poter dare il suo contributo alla causa bianconera nella cavalcata in Coppa Uefa.
La stagione 2009/2010 è l’opera d’arte di Antonio Di Natale. L’attaccante di Napoli corona una stagione ad altissimi livelli laureandosi capocannoniere della Serie A. In Italia meglio di lui non ha fatto nessuno: con 29 gol ha distanziato di ben 7 marcature il “Principe” Milito, prossimo candidato al Pallone d’Oro. 29 gol in 35 presenze (29 dal primo minuto), 13 realizzati nel girone di andata, 16 in quello di ritorno, 20 tra le mura amiche, 9 fuori, per una media di una rete ogni 110 minuti. Solo quattro squadre sono riuscite a mantenere la propria porta inviolata nel doppio confronto: Atalanta, Palermo, Chievo e Fiorentina.
Sette compagini invece sono state perforate sia nella gara di andata che di ritorno: Sampdoria, Milan, Inter, Livorno, Bologna, Cagliari e Lazio.
Due sono state le triplette, entrambe al Friuli con Catania e Napoli.
Tre le doppiette: Parma e Bari in casa, Roma in trasferta. Le marcature nei primi tempi sono state 12, nei secondi 17.
È andato a segno 15 volte di destro, 5 di sinistro, una di testa, sei volte su calcio di rigore (fallendone uno), due volte su punizione e consecutivamente negli ultimi sette incontri.
Un attaccante senza tempo, di classe infinita, e che si ripete, in maniera straordinaria, anche nella stagione 2010/2012 quando vince per la seconda volta consecutiva – un privilegio concesso a pochissimi in Serie A – la classifica cannonieri andando a bersaglio in 28 occasioni su un totale di 36 gettoni di presenza. Il capitano bianconero non si ferma mai e parte a spron battuto anche nel 2011/2012. Va a bersaglio nel match di ritorno dei playoff di Champions League contro l’Arsenal, sigla la rete dell’1-1 contro il Rennes in Europa League in campionato raggiunge la straordinaria quota di 8 gol nelle prime dieci giornate di campionato portando il suo parziale, al 6 novembre 2011, alla fantascientifica quota di 138 reti in Serie A.

PREMIATI 2011: Giorgia Bronzini

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2011 per lo sport

Giorgia Bronzini è nata a Piacenza il 3 agosto 1983 ed ha sempre avuto le stimmate della campionessa: da giovanissima e da esordiente spesso batteva i colleghi maschi e poi ha fatto collezione di titoli su strada e su pista.
Da juniores nel 2001 si è laureata campionessa mondiale ed europea della corsa a punti. Nella massima categoria si è laureata campionessa mondiale della prova su strada a Melbourne nel 2010 e a Copenhagen nel 2011, dopo aver conquistato il bronzo a Stoccarda nel 2007.
In pista si è laureata campionessa mondiale della corsa a punti nel 2009 e ha conquistato il bronzo nel 2011; nel suo palmares anche tre Coppa del Mondo della corsa a punti conquistate nel 2009, nel 2010 e nel 2011 oltre a varie prove di questa manifestazione e diversi titoli italiani della specialità e dello scratch.
È una delle velociste più apprezzate del panorama ciclistico mondiale, atleta che si è proposta alla ribalta più volte in tutte le massime competizioni internazionali, dal Giro d’Italia alle classiche di Coppa del Mondo.
Ha già partecipato due volte alle Olimpiadi nella prova su strada e punta decisa all’appuntamento di Londra 2012. Dopo aver militato nella Colavita Forno d’Asolo, nella prossima stagione tornerà a vestire la maglia della Diadora Pasta Zara.

PREMIATI 2011: Sergio Campana

SEGNALAZIONI DALLA TERRA VENETA per lo sport

Sergio Campana, nato a Bassano del Grappa nel 1934, attualmente è avvocato, ma in gioventù è stato un bravo calciatore. Ha giocato infatti nel ruolo di centravanti nel Lanerossi Vicenza (dove ha esordito in Serie B) mettendosi subito in luce nel Campionato 1953-54. Con la maglia biancorossa ha vinto il prestigioso Torneo di Viareggio per due anni consecutivi.  Conquistata la promozione in Serie A, ha esordito nella massima serie il 18 settembre 1955 contro la Roma, diventando ben presto punto di forza della squadra berica che grazie ai suoi 13 gol nel 1957-58 si è classificata settima, posizione ripetuta poi anche l’anno successivo.
Nel 1959 Campana è passato al Bologna, dove  è rimasto per due stagioni che furono per lui molto prolifiche, con 10 e 8 reti rispettivamente. Tornato al Vicenza nel 1961, ha giocato da titolare fino ai 30 anni vivendo i momenti d’oro della società. Negli ultimi campionati è sceso in campo poco, pur dando il suo contributo alla salvezza del 1967, l’ultimo suo anno da calciatore.
Con oltre 200 presenze e più di 40 reti è uno dei giocatori più importanti di tutta la storia del Vicenza, mai espulso e mai squalificato: un vero record!
Finita la carriera di giocatore, ne ha però iniziata un’altra, forte della sua laurea in giurisprudenza e della sua professione di avvocato,  fondando il 3 luglio 1968 l’Associazione Italiana Calciatori di cui è stato presidente fino al 28 aprile 2011, data che segna le sue dimissioni e la consegna della carica a Damiano Tommasi. Nel corso degli anni all’importante associazione hanno aderito i giocatori più celebri del calcio italiano, per difendere non solo i propri interessi ma anche quelli dei giocatori delle serie minori che hanno meno voci in capitolo presso gli organi della Federazione. L’associazione è infatti una sorta di sindacato, una coraggiosa iniziativa  che si è inserita nel marmoreo regno del calcio e dei suoi presidenti. Nata, come detto nel 1968, grazie all’interessamento di campioni come Mazzola,  Rivera, Bulgarelli che avevano pensato di difendere i diritti di chi, meno noto e importante di loro, subiva le angherie dei “padroni”, non ebbe subito vita facile. Bisognava muovere le coscienze di molti. Non ci mise molto Campana a mettere in moto tutto il meccanismo e conseguire le prime vittorie sindacali come l’abolizione della norma che riduceva del 40 per cento l’ingaggio dei giocatori che non avessero partecipato ad almeno 20 gare di A o 24 di B. Seguiranno tante altre vittorie, che in tutti questi anni hanno migliorato le condizioni di lavoro di tanti giocatori modernizzando il mondo del calcio italiano.
Campana che, forse grazie proprio a Bassano, è rimasto lontano dai giochi di potere, ha  esercitato con fermezza e serenità il suo incarico fino all’aprile scorso lasciando un’importante eredità che è stata raccolta da un altro “grande” del calcio in quanto a senso morale e civile: Damiano Tommasi.