I premiati degli anni precedenti

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per lo sport/giovane promessa: Simone Scuffet

Simone ScuffetSimone Scuffet nasce il 31 Aprile 1996 a Remanzacco, comune in provincia di Udine.
Fin dalla più tenera età il richiamo del rettangolo verde è fortissimo, i primi guantoni li indossa a soli 6 anni, difendendo la porta dell’Aurora Buonacquisto. Nel 2004 il passaggio al Moimacco dove viene notato dall’Udinese che lo ingaggia l’anno dopo, per poi girarlo al Donatello Calcio, società di proprietà di Totò Di Natale. Ci resta fino al 2007, quando ritorna definitivamente a vestire il bianconero. La sua crescita migliora anno dopo anno, Simone si afferma come uno dei migliori talenti nel panorama giovanile internazionale e nella stagione 2013-2014 viene aggregato alla prima squadra. Primo giocatore friulano a indossare la maglia bianconera dieci anni dopo Fabio Rossitto, ha esordito in Serie A il 1º febbraio 2014, a 17 anni, in Bologna-Udinese (0-2) nella 22ª giornata di campionato. In totale saranno 16 le presenze da titolare a fine stagione.
Dal 10 al 12 Marzo 2014 è stato convocato dal Ct della nazionale maggiore Cesare Prandelli per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista dei Mondiali 2014, venendo riconfermato anche per il raduno successivo del 14 e 15 Aprile.
Simone sta proseguendo il suo percorso di crescita sia in bianconero che con le selezioni giovanili azzurre, essendo il titolare dell’Italia Under 19.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per la cultura: Aldo Cazzullo

Aldo CazzulloGiornalista, inviato ed editorialista del Corriere della Sera per il quale firma articoli sui fatti più salienti del momento, Aldo Cazzullo nasce ad Alba (Cuneo) patria del tartufo, dei rinomati vini langaroli, dell’industria dolciaria; non a caso la madre era socia di una ditta produttrice di etichette per il vino, mentre uno dei nonni faceva il vignaiolo.
Lo stesso Cazzullo ama dire di essere nato in un posto dove l’enogastronomia è parte della vita, il leitmotiv della giornata. Nonostante la fortuna di nascere in un luogo da molti invidiato, la Provincia, si sa, va stretta per chi ha anche altri interessi. Ecco l’impellente desiderio di scrivere, di esprimere la propria opinione in un momento della storia italiana (gli anni Ottanta) in cui era importante farlo e non era il caso di stare a guardare gli eventi scatenarsi, le rivoluzioni manifestarsi. A 17 anni lavora in un giornale albese, il
Tanaro, per poi passare al settimanale diocesano, la Gazzetta d’Alba. Inizi comuni a tanti.
Poi arriva la scuola di giornalismo a Milano e il consecutivo trasferimento in città.
Nella capitale lombarda la storia è più vicina, il dibattito più pressante. Ci sono i gruppi di giovani, e non solo, politicizzati; ci sono gli schieramenti: quelli del kibbuz, quelli del Moncler, quelli di Mao, quelli di destra, quelli del centro, quelli della provincia, quelli delle discoteche, quelli che…
Superato il periodo di formazione, nel 1988 entra a La Stampa come praticante e dieci anni dopo si trasferisce a Roma. Nel 1992 il direttore è Ezio Mauro e Aldo è agli esteri e quindi gli capita di dover scrivere degli attentati dell’11 Settembre, dei fatti del G8 di Genova, ma si occupa anche degli omicidi D’Antona e Biagi. Ha la fortuna di lavorare con Giampaolo Pansa, Giorgio Bocca, Enzo Bettiza verso i quali nutre stima e riconoscenza.
Grande scuola di giornalismo e non solo. Rimane a La Stampa fino al 2003 quando passa al Corriere della Sera, dove è inviato speciale ed editorialista. Tra i tanti importanti articoli a sua firma da ricordare quelli sulle elezioni di Bush, Obama, Sarkozy, Hollande, Erdogan, Abu Mazen, Cameron, quelli sugli ultimi quattro Mondiali di calcio e Olimpiadi.
Dalla politica al calcio: tante pagine scritte sulle principali testate italiane, ma ecco il momento di intraprendere strade nuove. Nasce così la collaborazione con la casa editrice Mondadori per la quale pubblica oltre dieci libri sull’identità nazionale, in chiave critica – Outlet Italia (2007) e L’Italia de noantri (2009) – e in difesa della storia e delle potenzialità del nostro Paese: Viva l’Italia (2010) e Basta piangere! Storie di un’Italia che non si lamentava (2013) dove racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, “che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche ad immaginare”. Entrambe le opere hanno superato le centomila copie. Scrive poi il romanzo La mia anima è ovunque tu sia (2011); L’Italia s’è ridesta. Viaggio nel Paese che resiste e rinasce ( 2012). Nel corrente anno ha pubblicato La guerra dei nostri nonni dove, con la penna del brillante cronista ma anche l’acume del saggista, attraverso lettere, diari e testimonianze varie, ha raccontato le vicende dolorose di quanti hanno vissuto, da soldati o civili, la Grande Guerra.
Queste alcune delle opere scritte da Cazzullo per le quali tra l’altro ha già vinto diversi premi letterari e giornalistici

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per la cultura/spettacolo: Lando Buzzanca

Lando BuzzancaLando Buzzanca, all’anagrafe Gerlando, negli ultimi dieci anni, ha iniziato a vivere una sorta di seconda giovinezza artistica grazie ad alcune fiction di successo come Io e mio figlio, Capri, Terra Ribelle e Lo scandalo della Banca Romana. Recentemente l’attore siciliano è stato sul piccolo schermo con la seconda serie de Il Restauratore, fiction di successo in onda su Rai 1. Buzzanca ha comunque alle spalle una carriera lunga e intensa, ha vissuto gli anni importanti del cinema italiano dell’immediato dopoguerra, gli anni della commedia e quelli attuali delle fiction. Figlio d’arte compie i suoi studi a Palermo e a 18 anni parte alla volta di Roma, dove, mentre frequenta corsi di recitazione all’Accademia Sharoff (di cui è divenuto poi presidente onorario), si adatta a lavori precari prima di realizzare il sogno di intraprendere la carriera dell’attore, dapprima in ambito teatrale e poi per il cinema. Dopo alcuni film girati come comparsa, tra cui Ben-Hur, il debutto ufficiale arriva nel 1961 con Pietro Germi, che lo sceglie per il ruolo di Rosario Mulè in Divorzio all’italiana, e successivamente per la grottesca figura di Antonio, il fratello della protagonista, in Sedotta e abbandonata. La scelta dei successivi copioni non sarà sempre fortunata, e Lando si troverà spesso ad interpretare ruoli stereotipati di maschio siciliano, perennemente assatanato ma un po’ impacciato, per cui la critica cinematografica lo relega alla schiera dei caratteristi e degli interpreti del cinema di serie B, con l’eccezione del ruolo di protagonista in Don Giovanni in Sicilia (1967), di Alberto Lattuada. Anche se la critica continua a non essere benevola, la sua vena comica e la sua recitazione spontanea incontrano un vasto consenso di pubblico. Nel 1970 interpreta in televisione Signore e signora, in coppia con Delia Scala, una divertentissima carrellata di personaggi e situazioni incentrate sul tema del matrimonio e della vita di coppia, che riscuote enorme successo. La sua battuta “mi vien che ridere” rimarrà un tormentone ricordato e ripetuto dal pubblico per anni. Anche sull’onda del grande consenso televisivo i suoi film cominciano a riscuotere un rilevante successo commerciale. La vera svolta arriva quindi con Il merlo maschio, commedia erotica all’italiana del 1971 diretta da Pasquale Festa Campanile. È con questa pellicola che Buzzanca perviene alla notorietà internazionale. Nel film anche Laura Antonelli, al suo primo ruolo di rilievo. Negli anni seguenti Buzzanca si trova così a recitare al fianco delle più belle attrici del momento: da Claudia Cardinale a Catherine Spaak, da Barbara Bouchet a Senta Berger per finire con Joan Collins. Forte del suo successo commerciale, Buzzanca comincia anche a scegliere da solo i ruoli da interpretare: sue sono ad esempio le idee di film come L’arbitro, Il sindacalista e All’onorevole piacciono le donne, in cui tratteggia gustose parodie di personaggi realmente esistenti e facilmente riconoscibili. A metà degli anni Settanta cala l’interesse per questo tipo di personaggio e, inevitabilmente, diminuiscono gli impegni cinematografici di Buzzanca, che non si piega alla svolta “scollacciata” della commedia erotica all’italiana, rifiutandosi di comparire nelle pellicole dei vari “Pierini”preferendo lavorare in radio, dove per qualche anno sarà protagonista di Gran varietà con il grottesco “Buzzanco”, erede del personaggio televisivo inventato per la serie Signore e signora.
Dopo alcuni anni di attività in teatro, torna nel 2005 alla tv con una fiction intitolata Mio figlio, diretta da Luciano Odorisio, nel ruolo del padre di un ragazzo omosessuale. La fiction ottiene uno straordinario successo di pubblico e ispirerà una serie andata in onda nel 2010, anno in cui interpreta le miniserie Lo scandalo della Banca Romana e Capri 3. Nel 2007 ritorna al cinema con “I Vicerè” di Roberto Faenza, bellissimo film che ottenne successo di pubblico e di critica, oltre a numerose candidature ai David di Donatello. Nel 2012 è di nuovo in TV con la fiction Il restauratore, in prima serata su Rai 1 per sei puntate: la serie ottiene un altro grande consenso di pubblico, con più di 6 milioni di spettatori, spingendo così la RAI alla realizzazione di una seconda recentemente andata in onda. Lo scorso 8 settembre Lando, al quale non sono mancati momenti dolorosi nella vita privata, ottiene a La vita in diretta una standing ovation lunga parecchi minuti a testimonianza di quanto sia amato dal pubblico.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – personaggio del momento: Massimo Ferrero

Sampdoria - Eintracht Frankfurt Trofeo "VujadinBoskov"Massimo Ferrero è il personaggio del momento: vulcanico, istrionico, instancabile, da tre mesi spiazza tutti, tifosi, esperti di calcio e stampa quando parla della sua squadra, la Sampdoria. Catapultato a giugno in un ambiente nuovo, quello appunto del pallone, dopo aver rilevato da Edoardo Garrone la squadra ligure, non si è mai tirato indietro o trattenuto nell’esternare il suo pensiero nel privato come davanti ai microfoni e alle telecamere, anzi. Il suo è un continuo eloquio scoppiettante, infarcito di battute e frasi cinematografiche condito con l’ironia romanesca. Essere sopra le righe, quando entra in contatto con i mass media, è coerente al suo modo di fare, nella vita e nel lavoro. L’ account Twitter lo rivela: Massimo Ferrero@unavitadacinema). Non dobbiamo stupirci dunque se non risparmia una pubblica dichiarazione d’amore a Ilaria D’Amico o una critica feroce all’inno della Sampdoria o un epiteto fuori luogo a Tohir. E’ fatto così. Prendere o lasciare.
Ferrero stupisce sempre ed è per questo che, corteggiato dai mass media, è diventato in poco tempo così popolare tanto da costituire una delle imitazioni di maggior successo dello show di Crozza.
Massimo Ferrero è nato a Testaccio, una volta quartiere popolare di Roma, oggi inserito nel Centro storico, caratteristico ed esclusivo. Oltre che Presidente della Sampdoria è un produttore, distributore e esercente cinematografico. E’ padre di quattro figli, tre femmine ormai adulte e un maschietto di quindici mesi.
Il suo amore per il cinema comincia a diciotto anni quando entra nel mondo dello spettacolo.
Percorre tutta la scala professionale, dal gradino più basso salendo sempre, sino a ricoprire il ruolo di direttore di produzione (dal 1974 al 1983) in film come A mezzanotte va la ronda del piacere, L’anatra all’arancia, Corleone, Marco Polo, La tragedia di un uomo ridicolo etc. Nel 1983 raggiunge la qualifica di organizzatore generale prima e produttore esecutivo successivamente (dal 1983 al 1996) realizzando film come Ultrà (nel quale interpreta, come in altre pellicole, un cameo) di Ricky Tognazzi, Miranda e Capriccio di Tinto Brass, Francesco di Liliana Cavani Cavani, Mery per sempre di Marco Risi e tanti altri. Altro piccolo ruolo nel film Camerieri del 1995 nel quale impersona Sem.
Lo spartiacque è il 1994 quando inizia l’attività di produttore indipendente con cui lancia il primo film, Testimoni d’amore di Giacomo Campiotti. Seguono poi numerose pellicole come Libero Burro per la regia di Castellitto, La Vespa e la Regina di De Leo, Tra(sgre)dire di Tinto Brass, Commedia Sexy di Claudio Bigagli, La Carbonara di Gigi Magni, Tutte le donne della mia vita di Simona Izzo, solo per citarne alcuni. Una lunga serie di opere che è stata caratterizzata oltre che da importanti nomi di registi e attori protagonisti, da premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Nel 1995, su incarico del governo cubano, progetta e crea il Cinema di Stato a Cuba che si concretizza con la costituzione dell’ICAIC.
Nei primi anni 2000 inizia a produrre anche fiction di grande successo per le reti RAI e Mediaset come Il Papa Buono, Il Ritmo della Vita, Così fan Tutte, Sleepless, Mia Madre, Il Generale dei Briganti.
Successivamente consolida la sua società di produzione cinematografica e televisiva grazie anche alla preziosa collaborazione della figlia Vanessa. Attualmente sono in lavorazione due film “Le Frise Ignoranti” di De Leo e Lo Prieno (in fase di montaggio) e “Festa di una Famiglia allargata” di Simona Izzo (in preparazione). La sua grande passione per il cinema si consacra nel 2009 con la fondazione della Ferrero Cinemas Group che acquisisce 60 sale cinematografiche tra cui lo storico cinema Adriano di Roma, punto di riferimento per Prime Cinematografiche di grande prestigio.
Attraverso la Ferrero Cinemas Group è anche distributore cinematografico.
Il soprannome “Viperetta” sembra sia stato ideato da Monica Vitti, che così lo appellò quando, giovanissimo, lo vide allontanare dal suo camerino un aggressivo seccatore con una grinta e un’energia sorprendenti per la sua età e la sua corporatura.

PREMIO DOP 2014 – alla trevigianità: IMOCO Volley Srl

IMOCO VOLLEY CONEGLIANO - REBECCHI NORDMECCANICA PIACENZALa Imoco Volley Srl è nata nell’aprile 2012. Società sportiva dilettantistica, senza scopo di lucro, fa capo a due aziende fortemente radicate nel territorio coneglianese e della Marca: Imoco Group Spa, importante gruppo tipografico appartenente alle famiglie Maschio e Polo, e Garbellotto Spa, che dal 1775 produce botti esportandole in tutto il mondo. Presidente della neo-nata società è Piero Garbellotto, co-presidente Pietro Maschio, vice presidente Elena Polo. Uno staff giovane per un team giovane e profondamente radicato nel territorio.
Spinti dalla grande passione per il Volley e dalla voglia di restituire al territorio quanto ricevuto negli anni, questi Imprenditori hanno fortemente voluto riportare la grande Pallavolo a Conegliano e nella Marca Trevigiana.
La «casa» di Imoco Volley è diventata il PALAVERDE, dove la squadra in questi due anni di vita ha frantumato tutti i record di presenze e di pubblico della serie A1 (oltre 60.000 tifosi nella stagione 2013/14).
Il Team è composto da giocatrici di grande qualità che sono un mix di gioventù e di grande esperienza e provengono soprattutto dal territorio, ma quest’anno la squadra si presenta ambiziosa ai nastri di partenza, con i nuovi acquisti reduci dal Mondiale svolto in Italia: le campionesse del Mondo con gli USA Rachael Adams e Alisha Glass (miglior regista del Mondiale), l’azzurra Monica De Gennaro miglior libero del Mondiale, la turca Neriman Ozsoy; tutte atlete di grande valore, che si innestano in un gruppo già importante con Fiorin, Barazza, Nikolova e compagnia. Allenatore, nuovo, il trevigiano Nicola Negro che lo scorso anno allenava in Polonia.
Massima attenzione quindi al pubblico e al territorio, infatti dopo due grandi stagioni che hanno visto la squadra nel 2012/13 arrivare alla finale scudetto, nel 2013/14 consolidarsi con la partecipazione storica alla Champions League (e la qualificazione tra le migliori 12 d’Europa) e la semifinale scudetto, quest’anno si punta a portare a casa un trofeo per proseguire nella crescita.
Mantenendo ben saldi gli obiettivi iniziali, la società fin da subito ha cercato e trovato un importantissimo accordo di collaborazione -per far crescere future campionesse- con la Polisportiva Efferre di San Pietro di Feletto, con il Volley Vazzola e con Volley Pool Piave San Donà, quest’ultima società leader nel mondo giovanile (anche quest’anno ha centrato tutte le finali nazionali di categoria e ha sbaragliato a livello regionale, mandando anche parecchie giovani atlete in nazionale giovanile). Un totale di 500 piccole grandi atlete che ora giocano con l’obiettivo di divertirsi ma anche di poter un giorno entrare nella prima squadra.
Un impegno sociale che intende allargarsi e muoversi a trecentosessanta gradi anche grazie alla collaborazione con le associazioni di volontariato del territorio e con quelle componenti della tifoseria che da anni lavorano a stretto contatto con i giovani e con i diversamente abili, coinvolgendoli proprio grazie alla presenza di una realtà sportiva di primo livello in città.
A fianco di Imoco Volley sono già scese diverse importanti realtà imprenditoriali trevigiane e non solo, tanto da vantare 130 sponsor.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2013 – per la cultura: Giuliano Montaldo

Nato a Genova, dopo l’istruzione obbligatoria comincia a lavorare come impiegato in una ditta di spedizioni finchè fa il suo esordio nel mondo del cinema. E’ il 1950 quando, ancora studente, Carlo Lizzani gli affida il ruolo di protagonista nel suo ACHTUNG BANDITI! La carriera di attore prosegue con ruoli di grande rilievo in CRONACHE DI POVERI AMANTI, AI MARGINI DELLA METROPOLI di Lizzani, GLI SBANDATI di Maselli, L’ASSASSINO di Petri.

Ma la vera passione di Montaldo è la macchina da presa. Dopo alcune esperienze come aiuto, è collaboratore alla regia di Gillo Pontecorvo ne LA LUNGA STRADA AZZURRA, KAPO’ e LA BATTAGLIA DI ALGERI. Nel 1960 debutta alla regia con TIRO AL PICCIONE, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia; seguono UNA BELLA GRINTA (1965), vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Berlino e i due film americani, AD OGNI COSTO (1967) e GLI INTOCCABILI (1969), quest’ultimo presentato in concorso al Festival di Cannes. Dotato di una solida cultura, si impegna nel cinema storico con SACCO E VANZETTI (1971). La storia del calzolaio Sacco e del pescivendolo Vanzetti, incriminati per rapina e omicidio e giustiziati, anche se innocenti, lo porta largamente nei favori della critica italiana, che apprezza la mancanza di enfasi e l’efficacia del racconto nonché le musiche di Morricone e Joan Baez. Seguono altri successi come GIORDANO BRUNO (1974), L’AGNESE VA A MORIRE (1977), CIRCUITO CHIUSO (1978) e IL GIOCATTOLO (1979).

Nel 1980 Montaldo dirige lo sceneggiato MARCO POLO, una grande produzione internazionale, venduto in 76 nazioni e vincitore del prestigioso Premio Emmy come migliore serie televisiva presentata negli Stati Uniti.

Negli anni ‘80 inizia la sua attività di regista di opere liriche. Ricordiamo la TURANDOT di Puccini, realizzata all’Arena di Verona nel 1983, che ha raccolto un vasto successo di pubblico e di critica e L’ARLECCHINO A VENEZIA, primo esperimento mondiale di riprese in alta definizione.

Il ritorno al cinema è segnato dai film IL GIORNO PRIMA (1985), GLI OCCHIALI D’ORO (1987), premiato al Festival del Cinema di Venezia con l’Osella d’Oro per la scenografia ed i costumi, e IL TEMPO DI UCCIDERE (1989) tratto dal libro di Ennio Flaiano.

Negli anni ’90, si dedica prevalentemente alla regia di opere liriche, tra le quali IL TROVATORE (1990) con Luciano Pavarotti, al Teatro Comunale di Firenze, LA BOHEME (1994) con Placido Domingo, all’Arena di Verona, UN BALLO IN MASCHERA e la TOSCA (1998), quest’ultima successivamente riproposta con grande successo nell’immensa cornice dello stadio Olimpico di Roma.

Nel 2008 torna al cinema con il film I DEMONI DI SAN PIETROBURGO, cui fa seguito, nel 2009, il documentario L’ORO DI CUBA presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nel 2012 esce il suo ultimo lavoro L’INDUSTRIALE con Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini. Dello stesso anno il documentario sulla sua vita, QUATTRO VOLTE VENTI ANNI, girato da Marco Spagnoli e presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma. Un ritratto leggero ed ironico di uno dei più grandi registi italiani;  ricordi di vita da cui traspare una grande passione per il teatro, la recitazione, la regia, ma da cui emerge anche lo spirito di una visione ironica e particolarmente intelligente sulle cose, peculiare in Montaldo.

Dal 30 novembre 1999 al 30 novembre 2002  è stato Presidente di Rai Cinema.

Nel 2002 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, mentre nel  2007 ha ricevuto il premio speciale David di Donatello alla carriera a conferma del suo spessore artistico.

CITAZIONI SPECIALI DAL TRIVENETO 2013 – per la solidarietà: ONLUS AROUND US

Giancarlo Schiavon chirurgo pediatrico, Claudio Benetton specializzato in rianimazione e Mario Ferro specialista in chirurgia pediatrica. Tre uomini che hanno dato un senso missionario alla loro professione decidendo di dedicarsi alla cura anche di chi sta dall’altra parte del mondo in tutti i sensi, non solo geografico. Da molti anni sono infatti impegnati in ambito umanitario mettendo la loro professionalità a disposizione dei più deboli. Sotto l’egida di Wopsec (World of pediatric surgeons for emerging countries) – Help for children-Around us, sono stati presenti in Guatemala, Haiti, Albania, Antigua, Costa d’Avorio, Pakistan, Bolivia, Kenya, Mongolia, Sierra Leone, tra i paesi più poveri al mondo.

Sono stati a contatto con varia umanità sofferente, specialmente bambini, i più bisognosi, curando le loro patologie per quanto possibile e facendo interventi gratuiti. Si sono interessati anche di far pervenire ad alcuni degli ospedali dei paesi citati, semplici attrezzature mediche. Toccante, per esempio, la descrizione che il dott. Schiavon fa del nosocomio mongolo: “L’ambiente in cui ci siamo trovati ad operare ha bisogno di tutto, dalle attrezzature mediche ai farmaci, dagli arredi agli ascensori. Non c’è la rianimazione, il letto operatorio è mobile perché il pavimento è sconnesso, gli impianti elettrici sono quelli in uso da noi negli anni 50-60, con frequenti e prolungate interruzioni di energia. I ferri vengono sterilizzati con alcol ed ebollitori, mentre le radiografie vengono sviluppate con un antico sistema di vasche all’interno di una camera oscura”.

I tre professionisti con Wopsec hanno avviato anche programmi di ricoveri umanitari, un progetto di assistenza e di sostegno che prevede la copertura delle spese di ricovero attraverso un apposito finanziamento. Questi programmi hanno interessato Costa d’Avorio, Albania, Kenya, Mongolia.

Attualmente i tre medici operano nell’ambito della Onlus Around us, associazione no profit fondata nel 2012 a Monastier e composta da 19 membri più il presidente Massimo Dal Bianco.

CITAZIONI SPECIALI DAL TRIVENETO 2013 – per l’innovazione in orticoltura: Francesco Daminato

Francesco Daminato è il padre nobile della nuova stagione del radicchio rosso tardivo di Treviso. E’ lui che firma nel 1994  la richiesta di Igp, l’indicazione geografica protetta, che la comunità europea riconosce nel 1996, con la firma dell’allora Commissario per l’Agricoltura Franz Fischler.

Da quel momento il radicchio tardivo di Treviso prende uno slancio sorprendente che lo porterà agli attuali traguardi: si è passati da 2 mila tonnellate a 20 mila tonnellate e la produzione lorda vendibile da 4 milioni a 56 milioni.

Francesco Daminato, originario di Loria, in provincia di Treviso, anno di nascita 1934,  è soprattutto legato alla storia  più recente della cooperazione agricola. Un protagonista. Un veneto tutto di un pezzo. La sua storia è la storia della gente della nostra terra. Coraggiosa, intraprendente, capace di vedere oltre il presente, pronta alle piccole e grandi sfide della vita.

Ragazzo, intuisce che i confini del paese sono stretti e prende la valigia e va “a cercare fortuna” in Australia.

Prima operaio, poi coltivatore di tabacco, quindi di canna da zucchero e di frutta e ortaggi.

In Australia sta bene; il Paese è affascinante, ma non lo è abbastanza per spegnere in lui il desiderio di tornare nella sua Loria, dove può mettere a frutto, sulla sua campagna, le conoscenze, le pratiche agricole e la  mentalità innovativa delle quali si è arricchito.

Con la sua regia, la terra della Famiglia rifiorisce, si cambiano le colture, si introducono pratiche nuove. Si punta su ortaggi e frutta. I risultati danno ragione.

Una vita dedicata alla terra, al movimento cooperativo e alla valorizzazione dei prodotti con l’obiettivo di garantire un reddito dignitoso ai coltivatori.

Per Francesco Daminato il mondo della cooperazione agricola è solidarietà ed è tutela degli agricoltori dalle unghie degli speculatori.

Egli prende in mano la Cooperativa San Bovo di Loria, che viene presto spostata a Castelfranco Veneto, dove comincia una esperienza allora assolutamente originale: la vendita diretta di frutta e verdura dal produttore al consumatore.

Arrivano quindi l’Associazione ortofrutticoltori della Marca Trevigiana, quindi OPO Veneto, una organizzazione di produttori oggi di livello nazionale, di cui firma l’anno di nascita nel 2001.

In testa, c’è sempre lui, Francesco, il Presidente, prossimo agli ottant’anni, attento alle novità, pronto a intercettarle, lungimirante. Generoso nel condividere con gli altri l’esperienza di coltivatore e di imprenditore agricolo. Di uomo della cooperazione e della solidarietà.

“Da ragazzo volevo vedere il mondo e sono partito, racconta: ho visto il mondo e sono tornato alla mia terra perché mi sono reso conto che, in fondo, è la più bella e la più fertile. Ma non bisogna tradirla: occorre amarla, rispettarla e lavorarla con passione e intelligenza”. Parole che sanno di saggezza antica, ma profumano di futuro.

PREMIO DOP 2013 – alla trevigianità: Andrea Lucchetta

Un nome, una leggenda, come quella della favolosa Nazionale di Volley degli anni Novanta di cui ha fatto parte come centrale. Nato a Treviso, è considerato  un membro in Italia della cosiddetta generazione di fenomeni,  termine coniato dal giornalista televisivo Jacopo Volpi, usato nel gergo pallavolistico per indicare l’insieme dei giocatori che costituirono l’ossatura della Nazionale  maschile che, sotto la guida di Julio Velasco prima,  Bebeto e Andrea Anastasi poi, riuscì nell’impresa di spezzare il dominio dei paesi dell’est europeo in questo sport, collezionando, tra il 1989 e il 2000, una serie di successi senza precedenti e difficilmente ripetibili nell’ambito di uno sport di squadra.

Soprannominato Crazy Lucky per la particolarissima capigliatura, a spazzola e in diagonale, che ne fa un personaggio a tutti gli effetti, Andrea inizia la sua carriera pallavolistica in seconda divisione con l’Astori Mogliano Veneto nel 197980 per poi passare a Treviso nel 198081 in A2. L’anno successivo l’approdo nella massima serie nelle file della Panini Modena dove giocherà per ben 9 stagioni fino al 1990, anno in cui passa a Milano. In questi anni vince 3 coppe CEV, 4 Scudetti, 1 Coppa delle coppe e 3 Coppe Italia. Durante il suo soggiorno a Modena, la convocazione in nazionale nel 1983, il suo esordio a Chieti il 15/07/1982 in Italia-Urss 2-3. Nel 1984, alle Olimpiadi di Los Angeles, conquista il bronzo con la Nazionale. Per la Mediolanum Milano gioca 4 stagioni dove raggiunge la vittoria nel mondiale per club. Nel 1994 passa all’Alpitour Cuneo, dove con l’allenatore Silvano Prandi nel 1996 fa il poker vincendo Coppa CEV, Supercoppa Italiana, Supercoppa Europea, Coppa Italia A1. Dopo vari ripensamenti, chiude la sua carriera a Modena nel 1999.

La sua esperienza con la nazionale italiana conta ben 292 presenze con un invidiabile Palmares dove figurano 1 bronzo olimpico, 1 campionato del mondo nel 1990 (dove viene premiato come miglior giocatore, MVP), e ben 3 World League consecutive nel 1990, 1991 e 1992.

Nel 2007, insieme agli ex nazionali, aderisce al progetto ideato da Andrea “Zorro” Zorzi di creare una nazionale “Veterans”, che riunisce i grandi volti della pallavolo degli anni ’90. Il 13 ottobre dello stesso anno vincono il “Campionato europeo veterans“, battendo la Russia in finale.

Iperattivo ed eclettico, Andrea si cala anche nel ruolo di commentatore. Per la stagione 2009-2010  è  su RaiSportPiù per le partite della serie A, insieme a Francesco Pancani,  poi per Rai Sport segue il Mondiale di pallavolo 2010 e i Campionati maschile e femminile dalla stagione 2010-2011. Viene chiamato anche per le telecronache delle Olimpiadi di Londra 2012.

Ma lo sport non è tutto. Eccolo allora come ideatore e co-produttore della serie animata Spike Team, realizzata con Rai Fiction, nella quale dà le sembianze e la voce all’allenatore protagonista, e l’ideatore del docu-reality Spike Girls – Schiacciatrici. Non manca nel suo curriculum un tuffo nella musica: nel  1992 pubblica con la RTI Music il maxy Single Go Lucky Go e parteciperà anche ad una puntata del Festivalbar 1992. Nello stesso anno conduce la trasmissione Go Lucky Go dedicata alla pallavolo Italiana, sempre su Radio 105. L’anno seguente pubblica il disco Schiacciamo l’Aids per sensibilizzare i giovani sul problema.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2013 – per lo sport: Tania Cagnotto

Tania Cagnotto, la prima donna italiana ad aver conquistato una medaglia mondiale nei tuffi oltre alle decine di medaglie tra competizioni mondiali e giovanili,    e’  nata a Bolzano dove ha scelto di rimanere   per allenarsi e per coltivare i suoi  affetti più cari,  decidendo di investire sulle origini per il suo futuro.

Le tappe che ricorda come fondamentali del suo  successo sono sicuramente la sua prima Olimpiade a Sydney a 15 anni, come atleta piu’ giovane,  poi la prima medaglia d’oro  europea a Madrid nel 2004 a  17 anni e il primo bronzo mondiale a Montreal nel 2005.

Il Mondiale più bello resta per lei quello di Roma 2009.

Anche l’esperienza di Londra  non lascia rimpianti  e Tania va fiera del lavoro svolto  su emozione e tensione  e del percorso di allenamento pluriennale che l’ha portata  a  quella gara olimpica che ogni volta rappresenta una cosa a sè.

Il suo medagliere è impressionante: 46 titoli italiani; 12 ori, 3 argenti, 4 bronzi agli Europei; 3 argenti e 4 bronzi ai Mondiali; più una serie eccellente di piazzamenti in tutte le competizioni comprese le Olimpiadi. L’ultimo successo d’argento (a soli 10 centesimi dall’oro) ai Mondiali di Barcellona non ha fatto altro che renderla parte della storia italiana  di questo sport.

Si puo’  dire che sia cresciuta a pane e tuffi, grazie al  padre e alla madre, entrambi campioni di tuffi, che le hanno  permesso di imparare sbagliando e non mettendole  troppa pressione addosso.

Quando ha deciso che i tuffi avrebbero fatto parte della sua vita, non ha pensato minimamente agli eventuali sacrifici e allenamenti duri che avrebbe  dovuto affrontare perché quando si ritrova  sul trampolino, in piscina o semplicemente in palestra, si  sente  a casa.  Ovviamente qualche rinuncia l’ha dovuta sostenere, ma  sono state tutte ripagate.

In questi ultimi anni Tania  si e  dedicata al sincronizzato con risultati di eccellenza: tuffarsi insieme a Francesca Dallapè è stato un completamento del suo essere atleta  con la certezza   che l’esercizio di condivisione  di emozioni,  paure e  soddisfazioni, abbia  rappresentato  il miglior metodo per  imparare a moderare e a controllare la propria  personalità e rispettare chi lavora  con lei e per lei. Il Palmares del sincro vanta un oro nel 2009 agli Europei di Torino (risultando la prima tuffatrice con tre ori in tale manifestazione) e  un argento ai Mondiali; l’ oro agli Europei di Budapest 2010; l’ oro agli Europei di Torino 2011; nel 2013 è oro agli Europei (raggiungendo il record di 19 medaglie continentali); il 20 luglio è argento ai Mondiali di Barcellona.

Gli  ultimi successi di questa estate  non hanno  mancato di stupire anche la stessa tuffatrice di Bolzano e le belle sensazioni provate l’hanno convinta a non considerare più un esercizio accademico il pensare di essere ancora in prima linea ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016. Non deve stupire, quindi, che in questi giorni di fine anno Tania abbia ripreso la sua routine di allenamento in vista dei primi impegni veri fissati per gennaio 2014 nelle Word Series con tappe in Cina e Dubai.

Fuori dall’acqua Tania e’ una normalissima ragazza di 28 anni che pensa alla sua famiglia, ai suoi amici e al suo fidanzato. Fa parte del corpo militare delle Fiamme Gialle che e’ fiera di rappresentare.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2013 – per lo sport: Jessica Rossi

Jessica Rossi, giovanissima campionessa originaria di Cento (FE), è una tiratrice italiana di tiro a volo, la migliore al mondo. A poco più di un anno dallo strepitoso oro olimpico di Londra dove nella sua specialità, il trap, aveva conquistato anche il record del mondo con 99 piattelli colpiti su 100, si è confermata campionessa  mondiale in Perù lo scorso settembre. Si tratta del secondo titolo iridato  dopo quello vinto a Maribor nel 2009,appena maggiorenne.

Ma il corrente anno aveva già dato buoni auspici quando Jessica, per la seconda volta in vita sua, è salita sul gradino più alto del podio agli Europei di Suhl e ai Giochi del Mediterraneo disputati quest’estate a  Mersin (Turchia) dove viene scelta come alfiere.

Fin da bambina si appassiona al tiro, ma non avendo l’età per ottenere il porto d’armi, utilizza quello della madre in un certo senso costretta a richiederlo pur non avendo mai sparato in vita sua.

Dopo aver esordito in campo internazionale al campionato mondiale di tiro nel 2007, si  classifica al sesto posto ai Mondiali del 2008 con 67 piattelli colpiti e al quinto posto ai Campionati Europei. Nel 2009, ancora diciassettenne, si aggiudica il Campionato Italiano, il Campionato Europeo e il Campionato Mondiale di tiro, conquistando inoltre due secondi posti nella Coppa del mondo 2009. Vincitrice della medaglia di bronzo nel tiro a volo al Campionato Mondiale di tiro 2010, si classifica al ventiduesimo posto agli Europei dello stesso anno. Nel 2011 vince la Coppa del Mondo e si è classifica al diciottesimo posto ai Mondiali di Belgrado.

Il 19 aprile 2012 è stata premiata con il collare d’oro al merito sportivo. Straordinaria la sua performance alle Olimpiadi dove ha superato le qualificazioni con 75/75, colpendo in finale 24 piattelli su 25.  L’oro olimpico lo dedicherà ai terremotati dell’Emilia-Romagna, la sua regione. Nello stesso anno conquista l’argento ai Campionati Europei.

Non c’è solo l’impegno sportivo nell’agenda di Jessica. A febbraio di quest’anno partecipa al Festival  di Sanremo che la vede protagonista tra  i cosiddetti “proclamatori“.

Per i suoi grandi meriti sportivi, raccolti in così breve tempo, riceverà il Collare d’oro.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2013 – per lo spettacolo: Mara Venier

Mara Venier, la signora della televisione italiana (il cui nome vero è Mara Provoleri), inizia la sua carriera professionale come attrice esordendo negli anni Settanta a Roma dove si era  trasferita dalla natia Mestre. Il primo film è “Diario di un italiano”, tratto dalla “Wanda” di Vasco Pratolini, seguono parti  ne “La badessa di Castro”, “Abbasso tutti, viva noi”, “Cattivi pensieri” (di e con Ugo Tognazzi) e “Un’emozione in più”. Negli anni Ottanta, Mara prende parte a numerose pellicole della commedia italiana tra cui “Testa o croce”, di Nanni Loy. Compagna, all’epoca, di Jerry Calà, recita con lui e Lino Banfi in “Al bar dello sport”. Seguono le commedie “Chewingum”, “Animali metropolitani” e “Kamikazen – ultima notte a Milano”, “Caramelle da uno sconosciuto”  e  “Night Club” di Sergio Corbucci. Gli anni Novanta, dopo “Pacco, doppio pacco e contropaccotto” , passa alla televisione, sia come attrice che come conduttrice. Prende parte alla fiction “La voce del cuore”, del 1995, seguita da “Il goal del martin pescatore” e da “Ritornare a volare”. Ma è soprattutto come presentatrice che Mara ottiene i maggiori successi. Dopo alcune apparizioni in qualche  “Candid Camera” di Nanni Loy e la conduzione di programmi come il “Cantagiro” (al fianco di un principiante Fiorello),  “Una rotonda sul mare” e  “Ora di punta”, per la stagione 1993/94 viene chiamata da Carlo Fuscagni per “Domenica In”,  dove raccoglie  uno straordinario consenso che le permette di guidare la trasmissione fino al 1997 anno in cui lascia la RAI e passa a Mediaset. Nella TV di Berlusconi, Mara conduce “Donna sotto le stelle”, prima serata dedicata alla moda; quindi, le viene affidata “Ciao Mara”, trasmissione quotidiana; seguono “Forza papà” e “Una goccia nel mare” nel 1998, e per “La vita è meravigliosa” nel 1999.

Nel 2000 è di nuovo in Rai, per presentare con Massimo Lopez “Fantastica Italiana” e l’anno dopo torna a  “Domenica In” nel 2001, in compagnia di Antonella Clerici e Carlo Conti. Nel 2002 Mara presenta “Un ponte fra le stelle – La befana dei bambini vittime delle guerre e del terrorismo” su Raiuno. Nuovamente padrona di casa del contenitore domenicale della prima rete Rai, è costretta ad abbandonarlo nel 2006 (anno in cui si sposa con Nicola Carraro, editore e produttore), in seguito a una rissa avvenuta all’interno del programma tra Antonio Zequila e Adriano Pappalardo. Tornata sugli schermi Rai con il “Concerto di Natale”, presentato su Raidue nel 2007, nel 2008 e nel 2009, approda nuovamente a Mediaset nel 2009, quando è l’invita in Brasile del reality show di Canale 5 “La fattoria”, presentato da Paola Perego. Nel 2010, Mara è chiamata a condurre in compagnia di Lamberto Sposini “La vita in diretta”, il programma del pomeriggio di Raiuno. Confermata anche per le stagioni successive. Diventa così la “Signora del pomeriggio”, sconfiggendo quotidianamente – nella guerra degli ascolti – la rivale Barbara D’Urso, pur non rinunciando ad altri eventi tv: nuovamente il “Concerto di Natale” (nel 2010), ma anche “Attenti a quei due – La sfida” (in cui fa parte della giuria), “L’anno che verrà” (che saluta il passaggio dal 2010 al 2011) e “La partita del cuore”.

Torna, inoltre, al cinema, nel 2008 (dopo una breve apparizione in “Paparazzi” di Neri Parenti nel 1998), in “Torno a vivere da solo”, di Jerry Calà, e nel 2011, ancora con Neri Parenti, in “Vacanze di Natale a Cortina”.

Nel 2012 La vita in diretta, condotta con Marco Liorni, si aggiudica il Premio Regia Televisiva, altrimenti detti gli Oscar della TV.

Dal 29 settembre 2013 torna nuovamente a condurre Domenica In nel secondo segmento, in onda dalle 16:30 alle 18:50.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2013 – per l’enogastronomia: Giancarlo Morelli, Pomiroeu

Giancarlo Morelli, bergamasco, classe 1959, fin da piccolo ha avuto ben chiaro cosa volesse fare da grande: il cuoco.

Giocare con il cibo, sporcarsi con gli ingredienti, immergere le mani nella materia prima lo divertiva molto; dare vita a qualcosa di unico, di suo, lo faceva sentire grande e importante.

Come tutti gli chef fa la gavetta, quella dura. Studia, viaggia, gira il mondo, viene a contatto con i grandi esponenti della cultura e dell’arte, incontra e si confronta con i simulacri dell’alta cucina, sperimenta fornelli esotici, assaggia, prova, affina il palato e la tecnica, trova la sua strada, la sua filosofia, la sua idea di bellezza.

Nel 1993 apre il suo Pomiroeu, in dialetto locale “mela”, quella mela tentatrice di biblica memoria capace di trasformare la sua vita e che da 20 anni tenta e conquista i palati di tutti.

Il suo ristorante è costruito intorno al concetto di convivialità e accoglienza, un luogo storico in continua evoluzione intriso di arte e contemporaneità.

La cucina del Pomiroeu è visionaria e concreta, sofisticata e genuina, autentica e immaginifica, facilmente decodificabile, una firma inconfondibile capace di creare emozioni e non solo per gli iniziati. Il punto di partenza è il rispetto della materia prima, e da qui Giancarlo parte per creare assonanze inattese, generare equilibri sorprendenti, talvolta spiazzanti, ma mai alienanti. Ha una sua teoria: il cibo va toccato poco, la purezza dei prodotti controllata.

Il riso è senza dubbio l’alimento del suo cuore: “Considero il riso, con la sua elementare eleganza, una preziosa materia prima, un po’ come una stupenda pietra grezza che, sapientemente lavorata, rivela il proprio potenziale e il proprio valore.”

Questo amore viscerale gli fa vincere Il Risotto dell’anno “Concorso Premio Gallo”.

Giancarlo è convinto che il ‘fatto bene’ sia un valore applicabile sempre, anche nella quotidianità e nei piatti più semplici. E allora eccolo cimentarsi, in tempi non sospetti (oggi è diventata una moda) nella creazione del panino. E nel 2010 si aggiudica il podio più alto al “Sandwich Club Contest”.

La sua sensibilità lo ha portato a curare e proporre una cantina originale, divisa in due aree: quella dei vini noti, costruita per soddisfare una clientela esigente e abituata ad accompagnare i piatti scelti con vini di comprovata notorietà, e una sezione ‘underground’, di ricerca. Quest’ultima propone vini prodotti da vignaioli o enologi emergenti, con un’attenzione particolare al territorio e alla sostenibilità. Se siete spiriti curiosi lasciatevi condurre nella scelta dal personale di sala, perfetto corollario dello chef, capace di mettervi a proprio agio,  farvi sentire bene, consigliarvi un piatto, suggerirvi un vino.

Oggi, Giancarlo vanta il prestigioso conferimento della stella Michelin, l’inserimento del ristorante nel circuito “Associazione Le Soste”,  fa parte dei ‘Cuochi  Brianza’ e dal  2012 è anche in Marocco  con “Pomiroeu Marrakech – Delano Hotel ”, estensione fisica e concettuale del Pomiroeu e di Giancarlo.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2013 – per l’enogastronomia/giornalismo: Licia Granello

Torinese, giornalista, scrive per “la Repubblica” dal 1981. Dopo vent’anni da inviata speciale di sport, nel 2001 sceglie di diventare food editor, occupandosi di alimentazione, dalla nutrizione all’agricoltura biologica, all’alta gastronomia. Dal 2004, ogni settimana, cura il paginone de I Sapori nella sezione La Domenica di Repubblica.

Nel 2007 pubblica Mai fragole a dicembre (Mondadori) in cui  raccomanda il consumo dei prodotti nella loro stagione ed esalta la naturalezza. Sostiene infatti che “l’agricoltura intrisa di chimica, gli allevamenti intensivi che più intensivi non si può, i formaggi plasticati e i pesci monoporzione, fanno parte di un mondo che ci piace sempre meno. Perché coincidono con la progressiva distruzione di quel paradiso di cose buone e sane che «madre terra» garantisce da tempo immemore, una sciagura capace di contaminare fino in fondo la nostra salute e il nostro buonumore”.

Nel 2011, per  Gribaudo, pubblica “Don Alfonso 1890”; nel 2012 esce “Il gusto delle donne”, edito dalla Rizzoli, che propone venti profili umani e professionali di donne che si sono dedicate con passione e successo al cibo e al vino di qualità.

Prima dell’interesse per il cibo e   la gastronomia, Licia Granello si è occupata di calcio, sport per il quale   nutre una grande passione. I primi scritti risalgono all’epoca del liceo   classico; la carriera di giornalista nasce invece scrivendo  per Tuttosport e per Stampa Sera. L’esordio   su Repubblica è con  un’intervista a   Beppe Furino, capitano della Juventus, la sua squadra del cuore. Nella sua   carriera, ha sperimentato con successo anche il mezzo televisivo. Le   appartiene il primato di essere stata la prima telecronista donna in Italia.   Ha ideato e condotto due serie tv per Rai3: “La testa nel pallone” e “Muscoli&Rimmel”. Dopo   vent’anni da inviata, al seguito di Juventus, Milan, Inter e della Nazionale,   ha chiuso virtualmente la pagina sportiva, dopo le Olimpiadi di Sidney nel   2000.

 

Dal 2007 insegna Comunicazione   Enogastronomica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

 

SEGNALAZIONI DALLA TERRA VENETA 2013 – per la musica/arte: Giusto Pio

Nato a Castelfranco Veneto eredita   dal padre, che suonava diversi strumenti, la passione per la musica. A 13   anni comincia a studiare violino e composizione a Venezia. Dopo il diploma in   violino, si trasferisce a Milano dove ottiene importanti riconoscimenti   nazionali ed internazionali ed entra nell’orchestra della RAI  come violino di Concertino, posto che gli   permette di acquisire, in circa un trentennio di attività a stretto contatto   con i migliori direttori ed esecutori nel mondo, una vasta esperienza nel   campo sinfonico-orchestrale ed operistico. Svolge in questi anni anche un’   intensa attività didattica e cameristica con i migliori complessi milanesi ed   italiani in genere, contemplando un vasto repertorio musicale che, a partire   dal Medioevo e Rinascimento (Letitiae Musicae, gruppo pioniere in   Italia nell’esecuzione di musiche medioevali e rinascimentali), attraversa il   Barocco (Complesso Strumentale Italiano, Symposiurn Musicum Milano,   Giovane Quartetto di Milano, Complesso Barocco di Milano, etc.)   e arriva alla musica contemporanea. Numerose sono le registrazioni per le   principali case discografiche del tempo (Ricordi, Angelicum, Vox, Decca), con   esecuzioni sempre filologicamente attente. Alla fine degli anni Settanta   conosce Franco Battiato a cui impartisce lezioni di violino e, per diletto e   curiosità, inizia con lui e con Juri Camisasca a tenere concerti di   improvvisazioni. Nel 1978 collabora come musicista all’album Juke box   di Battiato che gli produce Motore immobile, disco di musica   sperimentale, primo LP di Giusto Pio. Inizia così con Battiato una   collaborazione musicale tra le più prolifiche ed interessanti degli anni ’80   e dei primi anni ’90 in Italia, un sodalizio che lo porterà a nuovi traguardi   nei campi della musica commerciale e dell’avanguardia, con un grandissimo   successo in termini di popolarità e di discografia. Giusto Pio parteciperà a   tutti i dischi di Franco Battiato, da L’era del cinghiale bianco del   1979 ad Umprotected del 1994 in qualità, a seconda dei casi, di   coautore delle musiche, degli arrangiamenti, di violinista, di direttore   d’orchestra, partecipando al contempo a tutti i tour di Battiato di questo   periodo. Giusto Pio, sempre assieme al cantautore siciliano, in quegli anni   scrive le musiche e gli arrangiamenti di molte canzoni di successo di Alice,   Giuni Russo, realizzando anche due album per Milva e canzoni per altri   artisti. Fra il 1982 e il 1987    pubblica tre album di musica leggera molto personali (Legione   straniera, Restoration   e Note) riscuotendo un   buon successo di vendite e facendosi conoscere anche dal pubblico più   giovane. Nel 1998 incide Alla corte di Nefertiti, album che   segna il passaggio di Giusto Pio ad un genere musicale assai diverso dal   precedente. Nell’ultimo decennio, infatti, si    accosta sempre più alla ricerca sonora acustica ed elettronica, alle   musiche per teatro, alle musiche per film e commenti musicali interattivi con   altre forme d’arte quali pittura, scultura e poesia. A tal proposito, in   occasione del suo 85esimo compleanno, la Fondazione Benzi Zecchini di Caerano San Marco (TV)    organizza per lui due settimane di eventi tra cui una mostra con   alcune sue opere pittoriche; un libro dal titolo “Dedicato a Giusto   Pio”, con allegato un CD musicale nel quale è presente la sua ultima   opera, “Dolomiti Suite”, proposta come inno alle Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell’Umanità.

Tra la sua più recente discografia   figurano opere come Utopie, Missa   populi, (dedicata a Giovanni Paolo II), A.D.A.M. ubi es,  Le vie   dell’oro e il Trittico multimediale per coro e orchestra sinfonica Isaia 6, 9-10, Visioni e Beatitudini, cui seguirà  Il cammino della croce.