I premiati degli anni precedenti

Per la cultura/divulgazione scientifica 2015: Livia Azzariti

Livia AzzaritiLaureata in medicina e specializzata in anestesiologia e rianimazione presso l’Università La Sapienza di Roma, nonostante gli impegni televisivi, esercita la professione tutt’oggi.
Come giornalista, svolge un’intensa attività di divulgazione scientifica in diverse riviste del settore e in televisione dove il grande pubblico ha imparato a conoscerla ed apprezzarla per il garbo e la competenza.
La collaborazione con la Rai inizia nel 1985 grazie a Luciano Rispoli, entrando nella redazione del programma medico Colloqui sulla prevenzione. Tra il 1985 e il 1986 è nel cast del programma di Enrica Bonaccorti Pronto, chi gioca?, con il compito di intrattenere i rapporti con gli ospiti provenienti dal mondo scientifico. Dal 1987 passa alla conduzione di Unomattina su Rai 1, assieme a Piero Badaloni; resterà legata alla trasmissione per ben 10 anni divenendone uno dei volti storici.
Nel 1990 viene chiamata alla conduzione, assieme a Cino Tortorella, del 33° Zecchino d’Oro. Tra il 1992 ed il 1995 è pure tra i conduttori di Telethon, evento a cui partecipa ogni anno.
Tra il 1998 ed il 2002 è sia conduttrice che autrice di Check-Up, trasmissione che verteva su moltissimi temi medici ed in onda al sabato. Tra il 2002 ed il 2004 conduce Unomattina sabato e domenica; mentre tra il 2004 ed il 2006 presenta Mattina in famiglia, in onda il sabato e la domenica mattina su Rai 2, insieme ad Adriana Volpe.
Nel 2006 torna alla conduzione di Check-up, ma stavolta intesa come rubrica interna ad Unomattina. nel 2010 conduce ancora una rubrica medica, Pianeta Salute in Unomattina estate. nel 2013, durante l’edizione di Unomattina, conduce la rubrica settimanale Doctor Livia.
Attualmente si occupa di medicina, prevenzione e ricerca ancora per il contenitore televisivo Uno Mattina, sempre su Rai Uno, e degli speciali da EXPO Milano 2015.

Premio per la ricerca scientifica 2015: Sergio Pecorelli

Sergio PecorelliSergio Pecorelli, nato a Brescia, si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia, ha conseguito la specializzazione presso l’Università degli Studi di Milano e la fellowship in chirurgia pelvica presso la Mayo School of Medicine di Rochester, Minnesota, USA.
Dal 1996 è direttore della Divisione di Ginecologia ed Ostetricia dell’Università degli Studi di Brescia dove dal gennaio 2000 dirige il Dipartimento e la Clinica di Ginecologia e Ostetricia e dal 2010 ne è rettore. Dedito da sempre all’attività di ricerca, di base e applicata alla Clinica, nel campo della Ginecologia Oncologica, è titolare di contratti di ricerca pubblici e privati tra cui: il progetto F.I.R.B. sulle nanotecnologie per rilevare nuovi biomarcatori tumorali con trasmissione a distanza del dato; alcuni progetti finalizzati del Ministero della Salute nel campo dell’oncologia; il progetto nazionale oncotecnologico sulla resistenza di farmaci; il progetto A.I.R.C. sui sistemi di rilevamento dell’HPV in preparati citologici .
Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) da giugno 2009 e rappresentante dell’Italia nell’High Level Steering Group on the Pilot European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing dell’Unione Europea.
E’ fondatore di Healthy Foundation, associazione non-profit che promuove e contribuisce allo sviluppo della ricerca scientifica, dell’educazione e dell’informazione per quanto riguarda la salute fisica e mentale delle persone, il sociale e l’ambiente.
È Presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini (Milano e Houston) e Presidente del Comitato Scientifico Internazionale della Fondazione Golgi e advisor dell’Istituto Europeo di Oncologia – IEO di Milano.
In precedenza, Sergio Pecorelli è stato Presidente della Commissione nazionale Prevenzione Oncologica del CCM, Presidente dell’International Gynecologic Cancer Society e Presidente dell’EORTC Gynecologic Cancer Cooperative Group, membro dell’Executive Board della Federazione Internazionale di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO), responsabile del Gruppo di Lavoro per lo screening del Cervico-Carcinoma presso il Ministero della Salute.
Ha svolto e svolge tuttora un’intensa attività clinica ed ha al suo attivo più di 7.000 interventi chirurgici.
Autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, è stato insignito nel 2014 dal Presidente della Repubblica della Medaglia d’Oro per i Servizi resi alla Salute Pubblica. È membro onorario dell’American College of Surgeons e dell’American College of Obstetricians and Gynecologists.

Per lo sport 2015: Eusebio Di Francesco

Roma 10/11/2013 - campionato di calcio serie A / Roma-Sassuolo / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: Eusebio Di Francesco

Roma 10/11/2013 – campionato di calcio serie A / Roma-Sassuolo / foto Insidefoto/Image Sport
nella foto: Eusebio Di Francesco

Nato a Pescara l’8 settembre 1969, Eusebio Di Francesco è cresciuto calcisticamente nelle giovanili dell’Empoli, squadra con la quale ha esordito in Serie A nella stagione 1987-1988, a 18 anni. Raggiunge la consacrazione sportiva prima con la maglia del Piacenza (dal 1995 al 1997) e poi con quella della Roma, squadra con cui ottiene il massimo risultato della propria carriera con la vittoria del Campionato 2000-2001, collezionando 168 presenze e 14 reti. Durante la sua permanenza a Roma nell’arco di quattro intense stagioni, nonostante un grave infortunio, gioca anche in Coppa UEFA e viene convocato in nazionale.
Chiuderà l’attività di calciatore nel 2005 con il Perugia.
Prima di intraprendere la carriera di allenatore, Di Francesco è team manager della Roma di Spalletti, poi del Val di Sangro e a seguire direttore sportivo del settore giovanile del Pescara.
Nel ruolo di allenatore, Eusebio Di Francesco, dopo aver allenato il Lanciano, il Pescara (ottenendo la promozione in Serie B) e il Lecce, dal 2012 è protagonista assoluto sulla panchina del Sassuolo. Con il club di Squinzi ha centrato una storica promozione in Serie A, vincendo il campionato cadetto e il conseguente premio Panchina d’Argento, e ha consolidato la permanenza della società nella massima divisione, rendendo i neroverdi una delle realtà più floride del panorama italiano.
Il risultato ottenuto dipende molto dall’uomo Di Francesco, una persona ricca di valori, impegnato nel sociale, sensibile ai problemi dell’educazione, che ha acquistato la fiducia dell’ambiente con il suo comportamento e con l’esempio, che ha saputo confortare e sollecitare i suoi anche dopo sconfitte pesanti. Attualmente il Sassuolo è nella parte sinistra della classifica insieme alle grandi del Campionato.

Per lo sport 2015: Silvia Marangoni

Silvia MarangoniSilvia Marangoni nasce ad Oderzo, in provincia di Treviso, il 20 settembre 1985.
Comincia a pattinare all’età di tre anni in una pista di cemento nell’opitergino. I primi titoli per Silvia arrivano nel 1996 con la conquista della medaglia d’oro sia ai campionati italiani che a quelli europei. Fino al 2001 gareggia sia in coppia che in singolo; nel 2002 cambia specialità e dalle otto rotelle classiche passa al pattinaggio artistico inline. È l’inizio di una carriera straordinaria: 10 mondiali e 11 europei dal 2002 che la rendono l’indiscussa regina della specialità.
Nel dicembre 2011 entra nel Corpo della Polizia Penitenziaria dopo aver superato il concorso dall’anno successivo, entra ufficialmente nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre. nell’ottobre 2012 diventa Agente Scelto per meriti sportivi dopo la vittoria del 9° titolo mondiale.
Nel 2012, inoltre, riceve il premio di atleta femminile dell’anno 2011 insieme a Valentina Vezzali e Federica Pellegrini.
Nel 2013 riceve il titolo di COMMEnDATORE DELLA REPUBBLICA e vince il GOLDEn KInG, un riconoscimento consegnato ai re dello sport italiano evento realizzato da Rai Sport a Conegliano. Silvia Marangoni, inoltre, è impegnata in diverse iniziative benefiche ed eventi di solidarietà.
Dal 2013 fa parte degli XI di Marca, l’associazione di cui Marco Varisco è presidente, che raggruppa imprenditori (Benetton e Pinarello) e sportivi del trevigiano (Riccardo Pittis, Lorenzo Bernardi, Marzio Bruseghin) che attraverso eventi benefici raccoglie fondi da donare alle associazioni del territorio, in particolare per bambini disabili ed autistici.
Lo scorso 15 dicembre 2014 Silvia è stata insignita della massima onorificenza sportiva del Coni, il COLLARE D’ORO, che le è stato consegnato direttamente dal Presidente Giovanni Malagò e dal Presidente Matteo Renzi.
Quest’anno, il 19 settembre a Calì, in Colombia, ha vinto l’undicesimo titolo mondiale.
All’ultima Assemblea di Unindustria di Treviso il Presidente Matteo Renzi ha voluto incontrarla personalmente per invitarla a Palazzo Chigi nei prossimi mesi per darle un riconoscimento insieme al presidente del Coni, Giovanni Malago’.
Il suo sogno sarebbe quello di partecipare alle Olimpiadi, ma purtroppo il pattinaggio artistico non fa ancora parte delle discipline ammesse ai Giochi.

Per lo sport 2015: Luca Toni

Luca Toni, di Pavullo nel Frignano (MO), classe 1977, è uno dei più prolifici attaccanti italiani, ultimo capocannoniere delle serie A con 22 goal messi a segno nello scorso campionato con l’Hellas Verona, squadra di cui è tuttora il capitano.
Capocannoniere lo era già stato, con 31 goal, quando militava nella Fiorentina (2005-2006) nella stagione che lo ha visto anche campione del mondo con la nazionale di Lippi. Anno magico il 2006 anche per i riconoscimenti ricevuti: Pallone d’argento USSI, Scarpa d’oro (primo italiano a vincerla), il Telegatto come sportivo dell’anno, il Collare d’oro al merito sportivo, Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. E’ stato inoltre il quinto giocatore italiano capace di aggiudicarsi il titolo di capocannoniere in un campionato straniero con il Bayern Monaco (24 goal), squadra con la quale ha vinto anche il titolo di capocannoniere della Coppa Uefa (2007-2008). A ogni goal esulta ruotando la mano destra a coppa vicino all’orecchio, gesto nato quando militava nelle file del Palermo.
Luca Toni è una prima punta, forte fisicamente e abile nei colpi di testa. Molto bravo nel proteggere il pallone e servire sponde ai compagni di squadra. La sua è una lunga carriera.
E’ cresciuto nelle giovanili del Modena per poi passare all’Empoli, al Fiorenzuola, alla Lodigiani e al Treviso in Serie B (1999-2000). Aperte le porte della Serie A, dove ha esordito quando è stato acquistato dal Vicenza, a 23 anni, è poi passato al Brescia di Carlo Mazzone rimanendovi due stagioni e subendo un lungo infortunio.
Acquistato dal Palermo nel 2003, scende di nuovo di categoria, dato che la squadra doveva disputare il campionato di Serie B. Di questo campionato è stato capocannoniere con 30 gol in 45 partite, aiutando la squadra siciliana a essere promossa nella massima categoria vincendo il campionato.
Con i palermitani ha disputato anche la stagione seguente in Serie A, segnando 20 gol e aiutando in maniera determinante la squadra a classificarsi al 6º posto e qualificarsi quindi per la Coppa UEFA. In questa stagione è riuscito a confermarsi anche nella massima serie ed entrare nel giro della nazionale.
nell’estate del 2005 passa dal Palermo alla Fiorentina andando spesso a segno.
Alla fine del campionato si posiziona primo nella classifica marcatori con 31 gol superando il record di gol in una sola stagione nella Fiorentina di Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta che si fermarono a quota 26. Confermato per la stagione 2006-2007, inizia bene il campionato ma viene fermato da un’infiammazione al metatarso, che lo costringe a saltare diverse partite.
Il 30 maggio 2007 si trasferisce al Bayern Monaco finchè nel 2009 è di nuovo in Italia nella Roma cui seguiranno Genoa e Juventus (2011). non rientrando però nei piani dell’allenatore Antonio Conte, si trasferisce all’Al nasr di Dubai per poi tornare, nel 2013, alla Fiorentina di Montella.
Scaduto il contratto con la Fiorentina, torna al Verona, neopromosso in Serie A. Toni chiude la stagione con 20 reti messe a segno in 34 partite di campionato, più una in Coppa Italia, per un totale di 21 gol in 36 partite.
Il 13 giugno rinnova il suo contratto ormai prossimo alla scadenza, legandosi al Verona sino al 2015. Toni chiuderà la stagione ridiventando dopo nove anni capocannoniere della Serie A, all’età-record di trentotto anni – il più anziano di sempre a centrare il titolo nella storia del campionato italiano, strappando il primato a Hübner. Toni è il primo italiano a bissare questo titolo con due club diversi (il secondo dopo Zlatan Ibrahimovic).
Dopo il Mondiale del 2006 (grazie al quale viene inserito a pieno titolo nella lista All Star dei migliori 23 giocatori), la sua avventura nella nazionale continua grazie alla fiducia del neo commissario tecnico Roberto Donadoni, venendo convocato regolarmente nelle partite valide per le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 2008 risultando alla fine il capocannoniere italiano delle qualificazioni a Euro 2008, con 5 gol in 6 partite giocate. Dopo questa esperienza, rimane nel gruppo della nazionale anche nella seconda gestione di Marcello Lippi. Viene quindi inserito nella lista dei 23 giocatori convocati per la Confederations Cup 2009 in Sudafrica.

Per l’enogastronomia 2015: Giorgio Barchiesi

Giorgio BarchiesiChi è Giorgio Giorgione Barchiesi?
Giorgio Barchiesi è grande e grosso, dal carattere aperto e sensibile come un vero compagno di avventure. nel suo orto coltiva di tutto, alleva animali di ogni tipo e cucina come si deve. Per tutti è ‘Giorgione’, il protagonista della serie tv “Giorgione – Orto e Cucina” in onda su Gambero Rosso Channel (412 Sky).
Classe ’57, romano, ‘quasi’ veterinario, Giorgio si è occupato di un’azienda a Spello, dove produceva olio di altissima qualità. Oggi cucina con passione nella sua locanda. Un vulcano insomma, ma anche l’uomo giusto per raccontare la piacevole esperienza di curare un orto ed esaltare le primizie con ricette semplici, gustose, facilmente eseguibili.
‘Giorgione – Orto e Cucina’ è ambientato in casa sua, una dimora immersa in un bosco nei pressi di Montefalco, con animali da cortile ovunque (una sua grande passione), cani e gatti, cavalli, pecore e mufloni e ovviamente, un orto ricchissimo.
nella trasmissione Giorgione ha trasferito la sua vita quotidiana: dà da mangiare agli animali, cura l’orto, va a funghi, a tartufi, raccoglie erbette selvatiche e porta a casa il tutto per cucinarli e metterli in tavola. In ogni puntata Giorgione svela qualche segreto dell’orto, propone tecniche di coltivazione, consigli su come scegliere i prodotti, poi prepara due ricette. Uno stile garbato, semplice, competente di questo protagonista di Gambero Rosso Channel. E’ un vero piacere gustare le sue ricette davvero saporite, golose, realizzate con sapienza e passione, rispettando la qualità di ciò che arriva in tavola direttamente dal campo. Stefano Monticelli, autore e regista della trasmissione, è l’inseparabile compagno di viaggio di Giorgione.
Al successo televisivo Giorgione ha unito quello editoriale con il bestseller “Giorgione Orto e Cucina” edito da Gambero Rosso, (tre edizioni in soli sei mesi per oltre 30.000 copie vendute), cui ha fatto seguito recentemente “Giorgione: le Origini”, in testa nella classifica di vendita dei libri di cucina su Amazon e già destinato a seguire il successo del libro di esordio.
In onda il venerdì alle 21.30 su Gambero Rosso Channel, canale 412 SKY

Per l’enogastronomia 2015: Arrigo Cipriani

Arrigo CiprianiArrigo Cipriani è “Cipriani”, è l’Harry’s Bar.
Il 13 maggio del 1931, il padre Giuseppe inaugurò l’Harry’s Bar a Venezia. Situato al primo piano di un magazzino di cordami abbandonato, al termine di una calle chiusa a ridosso di Piazza San Marco, l’Harry’s Bar è stato progettato per essere una meta a se stante.
Dichiarato Monumento nazionale dal Ministero dei Beni Culturali nel 2011, ha soddisfatto appieno il suo intento. nei suoi 50 metri quadrati sembra il tipico ristorante veneziano, accogliente e comodo, ma l’accurata attenzione ai dettagli e le proporzioni ideali dell’arredamento, dei bicchieri e della posateria, rendono l’Harry’s Bar un luogo tutt’altro che comune. Per decenni, la sua celebre atmosfera rilassata è stata imitata, ma mai riprodotta.
negli 80 anni, quelli che hanno seguito la sua apertura, l’Harry’s Bar è diventato uno dei più famosi ristoranti del mondo. Inalterato dal 1931 e sempre fedele ai principi ispiratori del fondatore, l’Harry’s Bar ha servito un’ illustre schiera di avventori che hanno gravitato attorno a questa istituzione Italiana: da sovrani, regine, leggende di Hollywood, ad Ernest Hemingway (qui ambientò il romanzo che gli valse il nobel), Orson Wells, la regina Elisabetta II e Truman Capote. L’Harry’s Bar si è creato negli anni una devota clientela che torna frequentemente ad apprezzare l’attento servizio, la buona cucina e l’atmosfera unica e affascinante. Il ristorante è stato e continua ad essere supervisionato da Arrigo Cipriani.
Quattro generazioni di Cipriani hanno sviluppato, da un singolo ristorante, un marchio rinomato a livello mondiale, riconoscibile per le raffinate sedi e l’ottimo servizio di ognuno dei 14 locali dislocati in tutto il mondo: new York, Londra, Hong Kong, Los Angeles, Miami, Ibiza, Mosca, Abu Dhabi, Bodrum, Porto Cervo, Istanbul e Monte Carlo.

Per la sostenibilità e l’innovazione 2015: settore ortofrutta di Coop Italia

radicchio_oro_2015Nell’anno dell’EXPO il tema della biodiversità è un valore diffuso. La salubrità del territorio è la maggiore garanzia della sicurezza di un prodotto. E’ una certezza: in questa prospettiva, coltivare la biodiversità diventa un fattore vincente.
L’Italia e il Veneto in particolare, hanno un invidiabile record in Europa: sono il territorio con la biodiversità più elevata. Questo privilegio dell’Italia si riflette nelle diverse produzioni agricole del mondo agroalimentare: ma il prodotto di qualità deve avere intorno un ambiente altrettanto di qualità, quindi la tutela delle vita negli ambienti naturali diventa una strategia prioritaria, quasi una scelta obbligata.
L’ambiente di qualità è un valore che incentiva l’acquisto e il consumatore se lo aspetta.
Dal 1999 artefice di questo straordinario percorso di comunicazione del binomio radicchio/ territorio verso il consumatore è il settore ortofrutta di Coop Italia.
Sono centinaia gli operatori che quotidianamente spiegano alle famiglie italiane la bontà delle nostre eccellenze. Soltanto dopo avere visto i diversi passaggi della lavorazione del radicchio sia tardivo di Treviso sia variegato di Castelfranco, ci si rende conto del valore e della qualità dell’ortaggio, così come dopo avere verificato l’ambiente, in cui essi crescono, se ne comprendono i pregi, la qualità e la genuinità.
Per scoprire tutto questo i responsabili dei reparti ortofrutta visitano periodicamente le nostre aziende agricole, testando da vicino il valore del prodotto, diventando testimonial della qualità del territorio in maniera motivata e consapevole. Prima “insegna” ad aver creduto e diffuso il “radicchio” nei propri punti vendita di tutta Italia. Prima “insegna” a credere nei “Prodotti con amore” coltivati con “buone pratiche agricole”.
Contribuisce in maniera determinante, negli ultimi dieci anni, a far raddoppiare il consumo dei radicchi nelle famiglie italiane. Per il Treviso ed il Castelfranco, un valore alla produzione passato dai 4 milioni del 2000 agli attuali 50 milioni di euro.
nel 2010, Roberto Fiammenghi, Consigliere Delegato Canale Super e Commerciale Food di Coop Italia, che purtroppo ci ha lasciato, tiene a battesimo “Biodiversity Friend” (Amici della biodiversità), la prima certificazione della biodiversità in agricoltura, con queste parole: “Abbiamo una grande responsabilità nei confronti delle generazioni future: preservare il pianeta attraverso la sostenibilità dei sistemi produttivi e salvaguardare le risorse naturali convinti, come siamo, che solo attraverso la “responsabilità ambientale” si può conservare e sviluppare l’ambiente e favorire una crescita economica sostenibile”.
Responsabile nazionale del Settore Ortaggi di Coop Italia, ritira il “Premio Radicchio d’oro”, Giuseppe Iasella.

PREMIO DOP ALLA TREVIGIANITÀ 2015: Marco Varisco

Marco VariscoMarco Varisco, erede della tradizione familiare del nonno Marco e del padre Italo, ha conservato e applicato i loro insegnamenti seguendoli fin da piccolo. Ha rappresentato così la continuità della famiglia dei maestri vetrai trevigiani, unendo talento, fantasia ed entusiasmo. Marco già a 13 anni sapeva lavorare il vetro (sue le incisioni sulle bomboniere della Cresima); dopo la terza media ha frequentato le scuole di disegno, ma la sua fortuna è stata aver lavorato fianco a fianco sia con il nonno che con il padre imparando da loro le tecniche artigianali della lavorazione del vetro che gli hanno permesso di realizzare, ancora adolescente, opere complesse ed impegnative.
Le tre generazioni dei Varisco sono presenti nelle sedi museali più prestigiose, al Museo del Vaticano, nelle collezioni private di personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, della moda, della cultura; loro le opere eseguite per il sindaco di new York, per Bill Clinton, per i re di Spagna; al Museo di Losanna si trova la fiaccola olimpica realizzata per i primi giochi olimpici militari; altre opere sono state commissionate per varie Coppe del Mondo degli sport alpini, per il Mundialito del Volley, per l’Oscar del basket F.I.B.A. E per tanti campioni e squadre.
La tecnica dei Varisco è antichissima, ma Marco ha saputo introdurre e affiancare tecniche moderne come quella della scomposizione che lo ha portato a nuove creazioni. Marco va fiero del Prisma in cristallo molato, utilizzato per scopi scientifici per studi sulla rifrazione della luce. Il pezzo è esposto nel Capital Museum di Pechino.
Un’altra opera è presente al Victoria Albert Museum di Londra. Si tratta del Venetian Mirror, nato in collaborazione con Fabrica, uno specchio che riflette le immagini solo se sono immobili, mentre quelle mobili risultano invisibili. Marco ha anche coronato il suo sogno di vedere un’opera esposta nel prestigioso Guggenheim Museum di new York.
Numerosi sono i visitatori che giungono per commissionare opere preziose e conoscere un artista a tutto tondo, un uomo pacato, impegnato anche nel sociale. Varisco infatti nel 2005 ha fondato l’Associazione “XI di Marca” con la quale aiuta altre associazioni che si occupano di bambini e di situazioni in cui sono necessari gli aiuti.

SEGNALAZIONI DALLA TERRA VENETA Per la cultura 2015: Stefano Zecchi

Stefano Zecchi, scrittore, giornalista e accademico italiano, professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano, nasce a Venezia e compie parte degli studi nella sua città. Dopo la maturità classica al liceo Marco Polo, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Milano dove si laurea in filosofia discutendo una tesi sulla fenomenologia di Edmund Husserl, filosofo e matematico a cui poi dedicherà i suoi primi studi. Dopo aver insegnato per qualche anno nelle scuole del milanese, torna in Veneto e ottiene la cattedra di filosofia teoretica all’Università di Padova, in cui era stato assistente e docente incaricato dal 1972. Dal 1984 è di nuovo a Milano dove risiede tuttora.
Dopo gli studi sullseiZecchia fenomenologia di Husserl e della sua scuola, ha affrontato le questioni inerenti ai concetti di “speranza” e di “utopia”, riflettendo sulla filosofia di Ernst Bloch, di cui è stato anche traduttore. Il pensiero di Goethe (di cui ha tradotto diversi saggi sulla scienza, l’arte e la letteratura) e il Romanticismo sono diventati i punti di riferimento essenziali dei suoi studi, che lo hanno portato a concentrare le sue ricerche sul problema e sul significato della bellezza. numerose le pubblicazioni a carattere filosofico dove riflette e discute su questo tema: la bellezza come esperienza per cogliere il valore delle relazioni con gli altri e con il mondo; come sentimento essenziale per riflettere sul senso della vita e come alternativa al nichilismo, vera malattia spirituale del nostro tempo. nei suoi libri, l’argomento più rilevante e ineludibile è costituito dalla critica a quelle espressioni della nostra cultura, dominate dalla visione pragmatica e meccanicistica della vita, che hanno cancellato l’educazione estetica dalla formazione dell’uomo.
Su questa scia di riflessioni l’ultimo libro, attualmente nelle librerie, Il lusso, un accorato richiamo alla necessità di un’educazione estetica che consenta di comprendere fin da giovani cosa sia il bello, evitando abbagli e fraintendimenti, e porti a migliorare se stessi. Alla ricerca filosofica Zecchi ha accostato una significativa attività di romanziere nella quale affronta i temi a lui cari. Sostiene che “il romanzo è un banco di prova per esprimere idee estetico-filosofiche”. Seguendo questa considerazione, ha scritto Estasi pubblicato nel 1993. Superata l’incertezza iniziale, ha proseguito su questa strada scrivendo altri libri, tra i più recenti Quando ci batteva forte il cuore (2009), Maria una storia italiana d’altri tempi, (2011); Rose bianche a Fiume (2014). Zecchi è noto anche al di fuori dell’ambito accademico per le sue presenze al “Maurizio Costanzo Show” negli anni ’90, anche se -come racconta- lo scambiavano per un chirurgo, e per le numerose partecipazioni ai vari “talk”, dove si distingue per la pacatezza e la chiarezza dell’eloquio e dove cerca di sostenere quei valori che ultimamente sembrano perduti. Poiché gli uomini di cultura conoscono il senso della leggerezza, non ha disdegnato nemmeno la presenza a qualche show televisivo, senza però perdere il senso “estetico” della misura.
E forse perché “libertà è partecipazione”, si è espresso anche nell’ambito politico e civile ottenendo molti incarichi di rilievo come quello di presidente del corso di laurea in Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, di consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, del Teatro Parenti , della Fondazione La Verdi e del MAXXI (Museo dell’arte del XXI secolo), di presidente dell’Accademia di belle arti di Brera, di membro del consiglio dell’Irer (Istituto per la programmazione scientifica e culturale della Regione Lombardia),di rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione presso l’UnESCO per la tutela dei Beni culturali immateriali, di consigliere comunale a Venezia e assessore alla cultura a Milano.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per l’impegno civile/solidarietà: Don Luigi Ciotti

17-18-19 nov.2006: Roma, stati generali dell'antimafiaLuigi Ciotti è nato il 10 Settembre 1945 a Pieve di Cadore (patria di Tiziano Vecellio), ma come accadde a molte altre famiglie della zona anche la sua fu costretta ad emigrare, la scelta è Torino. E’ qui che si forma e a vent’anni, insieme ad alcuni amici, fonda un gruppo di impegno giovanile che si chiamerà Gruppo Abele. Fra i suoi primi impegni quello di avviare un progetto educativo negli istituti di pena minorili e la creazione di alcune comunità per adolescenti alternative al carcere. Viene ordinato sacerdote nel 1972 e il cardinale Pellegrino gli affida la sua prima parrocchia: la strada. E’ così che affronta il diffondersi della droga e apre prima un centro di accoglienza e ascolto, un’esperienza allora unica in Italia, cui seguirà l’apertura di alcune comunità. In quegli stessi anni, all’accoglienza delle persone in difficoltà, l’Associazione comincia ad affiancare l’impegno culturale – con un centro studi, una casa editrice e l’“Università della strada” – e, in senso lato, “politico” – con mobilitazioni come quella che nel 1975 porta alla prima legge italiana non repressiva sull’uso di droghe, la 685 – per costruire diritti e giustizia sociale. In quegli anni, lavora sul fronte della lotta alle tossicodipendenze in molti paesi, come Gran Bretagna, USA, Giappone, Svizzera, Spagna, Grecia, Jugoslavia, mentre si interessa del recupero degli ex detenuti in alcuni paesi in via di sviluppo. Negli anni 80, diventa presidente del CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza) e della LILA (Lega Italiana per la Lotta all’AIDS), mentre negli anni 90 intensifica la sua opera contro la Mafia, fondando il mensile «Narcomafie». Cinque anni dopo nasce «Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie», una importantissima associazione contro la mafia che collega oltre 700 tra associazioni e gruppi che si occupano anche di recuperare i beni confiscati alla Mafia (con Libera Terra) e oggi punto di riferimento per oltre 1.600 realtà nazionali e internazionali (fra cui diverse sigle del mondo dell’associazionismo, della scuola, della cooperazione e del sindacato). Obiettivo di Libera è alimentare quel cambiamento etico, sociale, culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare. A questo servono i percorsi educativi in collaborazione con 4.500 scuole e numerose facoltà universitarie; le cooperative sociali sui beni confiscati con i loro prodotti dal gusto di legalità e responsabilità; il sostegno concreto ai familiari delle vittime e la mobilitazione annuale del 21 marzo, “Giornata della memoria e dell’impegno”; l’investimento sulla ricerca e l’informazione, attraverso l’Osservatorio “LiberaInformazione”; l’attenzione alla dimensione internazionale, con la rete di Flare -freedom, legality and rights in Europe. Nel gennaio 2013 le associazioni che presiede (Libera e Gruppo Abele) avviano la campagna online di Riparte il futuro, che ha permesso la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale in tema di voto di scambio politico – mafioso il 16 aprile 2014. Don Luigi Ciotti è stato anche giornalista, collaborando a diverse testate tra cui: La Stampa, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, Il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana, Messaggero di Sant’Antonio, Nuovo Consumo; più volte membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale della Diocesi di Torino. Nei primi anni 80 è stato docente presso la Scuola superiore di polizia del ministero dell’Interno. Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, ha ricevuto a Bologna la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione, nel 2006 dall’Università degli Studi di Foggia la laurea honoris causa in Giurisprudenza. È inoltre cittadino onorario di numerose città in tutta Italia. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Nazionale Nonviolenza conferito dall’Associazione Cultura della Pace “per la sua indefessa opera nei confronti dei più emarginati, degli ultimi della società, per il recupero degli esclusi e per il lavoro di coscientizzazione della società nei confronti del fenomeno mafioso e dei suoi meccanismi”. Possiamo ben affermare che don Luigi (e tanti preti come lui lontani dai palazzi e vicini alla gente) prima di sentire le parole di papa Francesco, le aveva già messe in atto: “ non camminiamo da soli,-esorta il papa in uno dei suoi discorsi- siamo parte dell’unico gregge di Cristo. Qui penso ancora a voi preti, camminare con il nostro popolo: a volte davanti, a volte in mezzo e a volte dietro; è importante uscire per andare incontro all’altro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone, situazioni di vita; non abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone».
Numerose le sue pubblicazioni, da Genitori, figli & droga, a Chi ha paura delle mele marce? Giovani, droghe, emarginazione…,Persone, non problemi. L’utopia concreta della strada, Terra e cielo. Le strade del Vangelo, Dialogo su pedagogia, etica e partecipazione politica, Dialogo sulla legalità, I cristiani e il valore della politica, Storia di crisi finanziarie e di lavoro, di amore e di dolore, di onesti e di disonesti, La speranza non è in vendita, Il “Noi” che desidera e realizza il cambiamento, introduzione a Dal bene confiscato al bene comune Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati,Cambiare noi, con Antonio Mazzi.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per l’enogastronomia: Alessandro Marzo Magno

Alessandro Marzo MagnoAlessandro Marzo Magno è uno scrittore e giornalista nato a Venezia un giorno di settembre del 1962.
Laureato in storia, ha lasciato presto la città natale per Vicenza, Trieste (dove ha conosciuto la moglie che poi gli ha dato due figli), Gorizia e Vienna, alla fine si è trasferito a Milano, dove vive tuttora.
Come giornalista è stato più volte nei Balcani durante il conflitto che ha dilaniato l’ex Jugoslavia dal 1991 al 2001. Ha lavorato in vari quotidiani, quindi è stato per dieci anni il responsabile degli esteri del settimanale “Diario”. Ora collabora con “Focus Storia” e con la pagina food del sito del “Sole 24 Ore”.
Scrive libri, ne ha pubblicati undici. Del 2013 L’invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano, si è rivelato un successo oltre ogni aspettativa. Nell’aprile di quest’anno è uscito “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” per le casa editrice Garzanti con la quale aveva già pubblicato “L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo (2012), entrambi alla quinta edizione. Precedentemente ha pubblicato La guerra dei dieci anni. Jugoslavia 1991-2001; Venezia degli amanti. Epopea dell’amore in 11 celebri storie veneziane.; Piave. Cronache di un fiume sacro; Venezia. I Turchi e la distruzione del Partenone.
Come testimonia l’ultimo libro, nel quale parla della cucina delle corti dal Medioevo ai Savoia, della cucina contadina e borghese, di locande, osterie, ristoranti stellati e delle eccellenze gastronomiche italiane , Alessandro apprezza il buon vino e la buona tavola. Gli altri -si dice- apprezzano la sua cucina, soprattutto il risotto.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per l’enogastronomia: Oscar Farinetti

Oscar FarinettiOscar Farinetti è Presidente di Eataly, primo supermercato al mondo dedicato all’acquisto, alla degustazione e alla vendita di soli cibi di alta qualità, aperto dal gennaio 2007, a Torino: 11.000 metri quadri su tre piani, con otto ristorantini a tema (tra i quali GuidoperEataly – Casa Vicina che si è aggiudicato la Stella Michelin già nel 2007), caffetteria, pasticceria, gelateria, aule didattiche per corsi di cucina e degustazioni, vineria, cantine di stagionatura per salumi e formaggi, birreria didattica e il Museo Carpano dedicato alla storia del vermuth. Completano l’offerta di Eataly Torino l’agenzia di viaggi Liberi Tutti, la libreria e l’area tavola e cucina.
Tutto questo era uno “sfizio”, un’utopia nella mente del suo creatore, prima di divenire il più grande centro enogastronomico polifunzionale del mondo, superato solo dall’apertura di Eataly Roma: stesso concept ma su una superficie di 17.000 mq.
Nei suoi primi dodici mesi di vita Eataly Torino ha superato i trenta milioni di euro di fatturato, con due milioni e mezzo di visitatori ed è apparso sui giornali con duecento pagine di pubblicità, tutte diverse, frutto di una creatività inesauribile usata per vincere una sfida: convincere la gente che mangiar bene non è un lusso.
Sotto il marchio Eataly si sono riunite piccole aziende che operano nei diversi settori del comparto enogastronomico. Eataly ha così riunito il meglio delle produzioni artigianali di nicchia e le ha proposte a prezzi avvicinabili riducendo i passaggi della catena distributiva.
Nel 2008 Oscar Farinetti ha lasciato la posizione di Amministratore Delegato dell’azienda per rimanerne Presidente. Nel frattempo sono seguite le aperture di numerosi altri punti vendita in Italia e all’estero.
Per la varietà e ricchezza dell’offerta e per la sostenibilità dei prezzi Eataly ha rappresentato e rappresenta un elemento innovativo nel mondo della distribuzione di prodotti alimentari di qualità. Oscar Farinetti è diventato un guru riconosciuto per gli imprenditori orientati a sviluppare progetti innovativi e di successo.
La sua energia viene da lontano: fu lui a trasformare, tra il 1978 e il 2003, col marchio UniEuro, il supermercato del padre nel primo gruppo italiano di elettrodomestici di cui rimane famoso lo slogan: “l’ottimismo e’ il profumo della vita”.
Dal luglio 2008 è anche Amministratore Delegato dell’azienda vitivinicola Fontanafredda.
È stato nel Board della multinazionale inglese Dixons ed ha collaborato ad attività didattiche per il Cermes-Bocconi e per l’Università degli Studi di Parma.
È inoltre Presidente dell’Agenzia di Pollenzo e Vice Presidente della Banca Popolare Commercio e Industria.
È membro del consiglio di amministrazione del Santander Consumer Bank e del Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per lo sport: Beatrice Vio

Beatrice vio“Io posso fare tutto quello che io voglio fare”. Questa è Bebe, Beatrice Vio, giovane atleta nata a Venezia nel 1997. È sempre stata una bambina vivace, sportiva e socievole, con una particolare attitudine ad aiutare il prossimo ed in particolare i bambini. La sua vita è sempre stata colma di interessi e grandi passioni: la scuola (frequenta il quarto anno di Arti grafiche e comunicazione), il disegno e la pittura, gli Scout e soprattutto la scherma (ha cominciato a tirare di fioretto già a 6 anni, dimostrandosi subito molto portata).
Il 20 novembre 2008, all’età di 11 anni, è stata improvvisamente colpita da una meningite fulminante che ha causato una grave infezione del sangue devastando il suo giovane corpo e portando alla tragica conseguenza dell’amputazione di tutti e quattro gli arti.
Beatrice tuttavia non si è lasciata sopraffare dalle conseguenze della grave malattia e con la grinta e la forza che le sono proprie è tornata ad affrontare la vita con l’energia ed il sorriso di sempre, riprendendo a fare ciò che faceva prima. Ha provato vari sport come equitazione, corsa con le lame di carbonio, hand-bike, arrampicata, nuoto, tiro con l’arco, sci, per poi tornare a uno dei suoi più grandi desideri: quello di tirare di scherma. E’ stato allora che art4sport e un team di tecnici specializzati si sono adoperati per realizzare questo suo desiderio.
Sono state acquistate una pedana per la scherma in carrozzina, una carrozzina su misura per lei e soprattutto sono iniziati gli studi per la realizzazione di una speciale protesi per permetterle di impugnare il fioretto.
Ai primi di maggio 2010 ha disputato la sua prima gara ufficiale a Bologna e da allora è stato un crescendo di gare sempre più esaltanti e divertenti che le hanno permesso di conoscere (e talvolta anche sfidare) grandi campioni della scherma italiana. Dopo l’argento di Bologna ai Campionati italiani assoluti, ci sono stati gli ori ai Campionati Italiani under 20, agli Assoluti nel 2012 e 2013; gli argenti ai Mondiali Under 17 e alla Coppa del mondo. Del giugno 2014 è il titolo europeo assoluto paralimpico nel fioretto categoria “B” individuale e a squadre ai campionati continentali di Strasburgo, mentre di settembre è il titolo mondiale Under-17 al Campionato mondiale paralimpico di scherma di Varsavia.
A ottobre ha ricevuto l’Italian Paralympic Award, premio conferito dal Comitato Italiano Paralimpico ai migliori atleti italiani paralimpici.
Ha preso parte a svariati programmi televisivi dove, raccontando la propria storia con semplicità e grande serenità, ha saputo toccare il cuore degli italiani andando anche a stimolare molto interesse per l’Associazione art4sport ONLUS e le sue iniziative.
Grazie alla scherma Bebe sta vivendo delle esperienze memorabili, che la stanno facendo crescere molto e le stanno riempiendo la vita di gioie e soddisfazioni.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per l’etica nello sport: Alessandro Donati

Alessandro DonatiMaestro dello Sport, per dieci anni allenatore delle squadre nazionali di atletica, dirigente responsabile del Dipartimento di Ricerca e Sperimentazione, dipendente del CONI dal 1974 al 2006, responsabile della formazione di operatori per la prevenzione doping e droga, coordinatore delle iniziative dell’Associazione Libera, amico fraterno di don Ciotti, attuale consulente per la WADA (Agenzia mondiale antidoping) Alessandro Donati assurge alla ribalta dell’opinione pubblica nella metà degli anni Ottanta per le sue battaglie contro il doping nell’atletica leggera, nel calcio e nel ciclismo e per aver denunciato gli scandali dell’atletica italiana avvenuti nello stesso periodo. Il suo impegno in questo senso gli costerà tutti gli incarichi che aveva nell’ambito sportivo. Le sue denunce, seppur ostacolate dai colpevoli dall’alto dei loro ruoli e posizioni, hanno comunque trovato riscontri e sono state rilanciate da alcune trasmissioni televisive contribuendo così ad aprire una strada che, seppur lentamente e faticosamente, ha portato l’opinione pubblica ad avere una informazione più precisa sul fenomeno, e sui fenomeni, e gli organi istituzionali a prendere finalmente delle contromisure. Ha lottato e sta ancora lottando contro il mostro che ha distrutto la credibilità della maggior parte degli sport che tutti noi amiamo e che ha portato via alcune giovani vite e anche grandi “campioni”.
Come allenatore e responsabile del settore mezzofondo e velocità ha contribuito a lanciare grandi atleti che hanno conseguito importanti e lusinghieri risultati in ambito internazionale nonostante competessero con “campioni senza valore” perché chiaramente dopati. Ha denunciato nel 1987 la frode attuata dai giudici del salto in lungo per dare all’ignaro ed incolpevole Giovanni Evangelisti la medaglia di bronzo ai Mondiali di Roma, per questo fu sollevato dalla FIDAL dallo stato di allenatore della nazionale di atletica leggera.
Sospinto dalla situazione diventata ormai insopportabile per uno che ama lo sport, si dedica anima e corpo alla lotta al doping e scrive Campioni senza valore, un libro di chiara denuncia, un libro che sparisce presto dalle librerie. Il tema tocca troppi tasti e nervi scoperti, in tanti hanno scheletri nell’armadio, dai piccoli ai grandi livelli.
Il suo ultimo libro, Lo sport del doping, edito dalle Edizioni del Gruppo Abele, consente a Donati di girare l’Italia chiamato dalle scuole, dalle associazioni sportive e non, per portare avanti e diffondere l’idea di uno sport che stia lontano dalle sirene del doping e del successo truccato. In questo senso Donati propone di costituire una Confederazione dello sport giovanile: la scuola, gli enti locali, le associazioni dei genitori, gli organismi sanitari, tutti devono essere coinvolti nell’attività ludica, nell’educazione, nella corretta formazione sportiva dei bambini e dei preadolescenti; per l’agonismo c’è tempo. “Lo sport va riumanizzato, ci si deve allenare per divertirsi e stare in salute”- parole di Alessandro Donati.