I premiati degli anni precedenti

Per la cultura/spettacolo 2015: Giancarlo Giannini

Giancarlo GianniniGiancarlo Giannini è uno dei più grandi attori italiani apprezzati anche all’estero, è doppiatore e regista. In carriera ha interpretato un’ampia gamma di personaggi, spesso diversissimi tra loro: dall’operaio proletario al boss mafioso, dal protagonista di film della commedia all’italiana a quello di pellicole di impronta più drammatica, utilizzando con disinvoltura anche numerosissimi dialetti, sia meridionali sia settentrionali. Specialmente agli inizi della sua carriera, è stato molto attivo anche in televisione, come attore brillante (in coppia con Mina), cantante e ballerino. È stato candidato al premio Oscar come miglior attore nel 1977 per la sua interpretazione in Pasqualino Settebellezze di Lina Wertmüller.
Nato a La Spezia, si trasferisce con la famiglia a napoli, dove si diploma come perito elettronico, e poi a Roma dove studia recitazione all’Accademia nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Esordisce a teatro a soli 18 anni con In memoria di una signora amica di Giuseppe Patroni Griffi, accanto a Lilla Brignone. Successivamente il regista Beppe Menegatti gli affida la parte del folletto Puck in Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. È proprio il teatro a regalargli i primi successi, soprattutto grazie al Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, che entusiasma il pubblico raffinato dell’Old Vic di Londra, e con La lupa, sempre sotto la direzione di Zeffirelli, accanto ad Anna Magnani. L’esordio al cinema è del 1965, lo stesso anno in cui raggiunge la popolarità nel ruolo di protagonista dello sceneggiato televisivo David Copperfield (1965), firmato da Anton Giulio Majano che lo dirigerà poi in E le stelle stanno a guardare (1971).
Fondamentale in quel periodo è l’incontro con Lina Wertmüller, che nel 1967 gli offre il suo primo ruolo da protagonista nel musicarello Non stuzzicate la zanzara, al fianco di Rita Pavone. Il film che lo impone alla ribalta è però Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca di Ettore Scola del 1970. nel 1972 eccelle accanto ad Alain Delon in La prima notte di quiete di Valerio Zurlini; seguono le indimenticabili interpretazioni nei film della Wertmüller come Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972), Film d’amore e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza (1973), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974) e Pasqualino Settebellezze (1975). Questi ruoli gli portano il successo nazionale e internazionale e gli fanno guadagnare diversi riconoscimenti: riceve un nastro d’Argento come miglior attore nel 1973 per Mimì metallurgico, il premio come miglior attore al Festival di Cannes del 1973 per Film d’amore e d’anarchia e la nomination all’Oscar. nel corso della sua lunga carriera, Giannini ha lavorato con molti dei migliori registi italiani; tra questi figurano Luchino Visconti (L’innocente, 1976), Sergio Corbucci (Il bestione, 1974; Bello mio, bellezza mia, 1982), Mario Monicelli (Viaggio con Anita, 1979; I Picari, 1988; Il male oscuro, 1990), Dino Risi (Sessomatto, 1973 e per la televisione Vita coi figli, 1990), Alberto Lattuada (Sono stato io!, 1973), nanni Loy (Mi manda Picone, 1984, David di Donatello come miglior attore protagonista), Tinto Brass (Snack Bar Budapest, 1988), Franco Brusati (Lo zio indegno, 1989). Tra gli altri numerosi film da lui interpretati si ricordano I divertimenti della vita privata (1990) di Cristina Comencini, Giovanni Falcone (1993) di Giuseppe Ferrara e il dittico di Claudio Fragasso Palermo Milano solo andata (1995) e Milano-Palermo: il ritorno (2007); meritano di essere inoltre segnalati Celluloide di Carlo Lizzani (1996, altro David di Donatello come migliore attore protagonista), La stanza dello scirocco di Maurizio Sciarra (1998, nastro d’argento come miglior attore protagonista), La cena di Ettore Scola (1998, altro nastro d’argento), Una lunga lunga lunga notte d’amore (2001) di Luciano Emmer, Ti voglio bene Eugenio di Francisco Josè Fernandez (2002, altro David di Donatello come migliore attore protagonista) e, nel 2003, Per sempre di Alessandro di Robilant, Piazza delle cinque lune di Renzo Martinelli, L’acqua… il fuoco di Luciano Emmer e Il cuore altrove di Pupi Avati. nel 1987 debutta nella regia con Ternosecco, seguito da The Gambler who wouldn’t die attualmente in produzione. Dopo aver lavorato con Rainer Werner Fassbinder in Lili Marleen (1980), sono seguite numerose apparizioni anche nel cinema statunitense, tra cui Hannibal di Ridley Scott (2001, nastro d’Argento come miglior attore non protagonista).
Eccellente anche il suo lavoro di doppiatore di numerosi celebri attori stranieri, tra i quali Al Pacino, Jack nicholson, Michael Douglas, Gérard Depardieu, Jeremy Irons, Dustin Hoffman, Mel Gibson. Giannini si diletta anche come inventore, con notevoli risultati, frutto anche probabilmente della passione giovanile per l’elettronica. Una delle sue opere è, per esempio, il giubbotto pieno di gadget indossato da Robin Williams nel film del 1992 Toys – Giocattoli di Barry Levinson.
Dal 2003 è Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Nell’anno dell’Expo: Davide Rampello

Davide RampelloDavide Rampello nasce a Raffadali (AG), ma cresce nella campagna veneta e arriva nel capoluogo milanese all’inizio degli anni Settanta, dove inizia a lavorare come ricercatore storico e iconografico.
Negli anni Settanta, comincia a lavorare come regista per “le televisioni libere” ed è considerato uno dei maggiori innovatori del linguaggio televisivo, il primo al mondo ad utilizzare la tecnica dello stadycam (firma la regia di programmi cult della prima Canale5 tra cui Pop Corn, Premiatissima, Risatissima, Attenti a noi due e altri).
É stato curatore di numerose mostre tra le quali: Bacon a Palazzo Correr, Longhi alla Biennale di Venezia, Tintoretto alla Galleria dell’Accademia di Venezia, Carrà alla Galleria d’Arte Moderna di Roma e Gaugin a Palazzo dei Diamanti a Ferrara.
Nei primi anni 2000 entra nel consiglio di amministrazione della Triennale di Milano e nel 2003 ne diventa presidente fino al 2011, una stagione quasi decennale durante la quale viene rilanciata e rinnovata l’immagine e l’attività dell’istituzione milanese a livello internazionale.
Nel 2010 è curatore del Padiglione Italiano all’Expo di Shanghai 2010 – col tema “La città dell’uomo, vivere all’Italiana” e nel 2011 cura la mostra “Tradizione e Innovazione” sempre presso il Padiglione Italiano all’Expo di Shanghai 2010, divenuto sede permanente di promozione dell’immagine dell’Italia in Cina.
Dal 2011 è Direttore Artistico del Carnevale di Venezia, ed è stato riconfermato tale per l’edizione 2015. Dal 2013 è curatore del Palinsesto Eventi per Expo Milano 2015 e in particolare del Padiglione Zero progettato con Michele De Lucchi, che racconta quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo.
Rampello è anche autore di saggi e testi sull’arte e sulla cultura materiale, l’ultimo è stato edito nel 2013 è “La mia Triennale. Cronache di una ribellione” edito da Skira.
Il fil rouge della sua vita? La cucina a 360°! Una passione in primis (è un eccellente cuoco), ma anche oggetto negli anni di studio, approfondimento e lavoro, infatti è stato direttore editoriale dal 1990 al 1996 e del periodico “Grand Gourmet” e di “I Viaggi di Grand Gourmet”.

Per la cultura/informazione 2015: Luca Telese

Luca TeleseLuca Telese, nato a Cagliari, è un giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo.
Inizia la sua carriera collaborando con l’Unità, il Manifesto, Il Messaggero e Il Foglio.
Nel 1996 è assunto ne L’Italia settimanale, diretto da Pietrangelo Buttafuoco. Collabora anche con la società giornalistica “La Vespina” di Giorgio Dell’Arti. nel 2003 inizia a collaborare con Vanity Fair. Dal 1999 al 2009 lavora per il quotidiano Il Giornale, occupandosi soprattutto di quanto avviene nella parte sinistra del sistema politico italiano e di spettacoli e cultura.
È stato autore di alcune trasmissioni televisive (Chiambretti c’è, Batti e ribatti, Cronache marziane) e conduttore del programma Planet 430, scritto insieme a Lorenzo Mieli e Vittorio Zincone. Ha partecipato prima alla conduzione di Omnibus Estate e poi di Confronti su Rai 2. Dal 2007 al 2010 conduce su LA7 il programma Tetris che intreccia politica e Tv. Il 14 agosto del 2009 lo stesso Luca Telese nel suo blog annuncia il passaggio da Il Giornale a Il Fatto Quotidiano, con cui collaborerà sino al giugno 2012.
Dirige la collana “Radici nel Presente”, della casa editrice Sperling & Kupfer , che dedica molta attenzione a vicende storico-politiche. In radio ha condotto Tabloid, rassegna quotidiana tratta dalle pagine interne dei quotidiani Italiani di Radio3, in onda dalle 9.30 del mattino. Per due anni è stato, dopo averla anche saltuariamente condotta, il contraltare di Giuseppe Cruciani a La Zanzara.
Insieme a Roberto Corradi è stato l’animatore de Il Misfatto, il supplemento di satira de Il Fatto Quotidiano su cui di solito scriveva un corsivo contraffatto con la voce dei protagonisti della settimana. Dal giugno del 2010, con Luisella Costamagna, conduce In onda, talk show di approfondimento serale di LA7 (nel settembre 2011 Luisella Costamagna viene sostituita dal vicedirettore de Il Giornale nicola Porro) e dal 4 maggio 2011 Fuoriluogo su Current. Nel giugno 2012 Telese lascia il Fatto Quotidiano .
Dopo aver fondato Pubblico Giornale, un quotidiano che avrà vita breve, continua il suo impegno giornalistico in televisione dedicandosi a tempo pieno a In onda e Fuoriluogo.
Nel settembre 2013 passa a Mediaset per condurre Matrix, programma televisivo di
approfondimento politico in seconda serata. Dal maggio dello stesso anno collabora quotidianamente
con Linkiesta.
Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo un libro-intervista con Sergio Cofferati, La lunga marcia
di Sergio Cofferati; il libro Cuori Neri, in cui ripercorre l’assassinio di 21 giovani militanti
di destra, principalmente del Fronte della Gioventù, durante gli anni di piombo.
Nella tarda primavera del 2009 pubblica Qualcuno era comunista e nel dicembre 2010 il saggio sul caso Vendola nel libro – da lui curato – Comizi d’amore.

Per la cultura/divulgazione scientifica 2015: Livia Azzariti

Livia AzzaritiLaureata in medicina e specializzata in anestesiologia e rianimazione presso l’Università La Sapienza di Roma, nonostante gli impegni televisivi, esercita la professione tutt’oggi.
Come giornalista, svolge un’intensa attività di divulgazione scientifica in diverse riviste del settore e in televisione dove il grande pubblico ha imparato a conoscerla ed apprezzarla per il garbo e la competenza.
La collaborazione con la Rai inizia nel 1985 grazie a Luciano Rispoli, entrando nella redazione del programma medico Colloqui sulla prevenzione. Tra il 1985 e il 1986 è nel cast del programma di Enrica Bonaccorti Pronto, chi gioca?, con il compito di intrattenere i rapporti con gli ospiti provenienti dal mondo scientifico. Dal 1987 passa alla conduzione di Unomattina su Rai 1, assieme a Piero Badaloni; resterà legata alla trasmissione per ben 10 anni divenendone uno dei volti storici.
Nel 1990 viene chiamata alla conduzione, assieme a Cino Tortorella, del 33° Zecchino d’Oro. Tra il 1992 ed il 1995 è pure tra i conduttori di Telethon, evento a cui partecipa ogni anno.
Tra il 1998 ed il 2002 è sia conduttrice che autrice di Check-Up, trasmissione che verteva su moltissimi temi medici ed in onda al sabato. Tra il 2002 ed il 2004 conduce Unomattina sabato e domenica; mentre tra il 2004 ed il 2006 presenta Mattina in famiglia, in onda il sabato e la domenica mattina su Rai 2, insieme ad Adriana Volpe.
Nel 2006 torna alla conduzione di Check-up, ma stavolta intesa come rubrica interna ad Unomattina. nel 2010 conduce ancora una rubrica medica, Pianeta Salute in Unomattina estate. nel 2013, durante l’edizione di Unomattina, conduce la rubrica settimanale Doctor Livia.
Attualmente si occupa di medicina, prevenzione e ricerca ancora per il contenitore televisivo Uno Mattina, sempre su Rai Uno, e degli speciali da EXPO Milano 2015.

Premio per la ricerca scientifica 2015: Sergio Pecorelli

Sergio PecorelliSergio Pecorelli, nato a Brescia, si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia, ha conseguito la specializzazione presso l’Università degli Studi di Milano e la fellowship in chirurgia pelvica presso la Mayo School of Medicine di Rochester, Minnesota, USA.
Dal 1996 è direttore della Divisione di Ginecologia ed Ostetricia dell’Università degli Studi di Brescia dove dal gennaio 2000 dirige il Dipartimento e la Clinica di Ginecologia e Ostetricia e dal 2010 ne è rettore. Dedito da sempre all’attività di ricerca, di base e applicata alla Clinica, nel campo della Ginecologia Oncologica, è titolare di contratti di ricerca pubblici e privati tra cui: il progetto F.I.R.B. sulle nanotecnologie per rilevare nuovi biomarcatori tumorali con trasmissione a distanza del dato; alcuni progetti finalizzati del Ministero della Salute nel campo dell’oncologia; il progetto nazionale oncotecnologico sulla resistenza di farmaci; il progetto A.I.R.C. sui sistemi di rilevamento dell’HPV in preparati citologici .
Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) da giugno 2009 e rappresentante dell’Italia nell’High Level Steering Group on the Pilot European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing dell’Unione Europea.
E’ fondatore di Healthy Foundation, associazione non-profit che promuove e contribuisce allo sviluppo della ricerca scientifica, dell’educazione e dell’informazione per quanto riguarda la salute fisica e mentale delle persone, il sociale e l’ambiente.
È Presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini (Milano e Houston) e Presidente del Comitato Scientifico Internazionale della Fondazione Golgi e advisor dell’Istituto Europeo di Oncologia – IEO di Milano.
In precedenza, Sergio Pecorelli è stato Presidente della Commissione nazionale Prevenzione Oncologica del CCM, Presidente dell’International Gynecologic Cancer Society e Presidente dell’EORTC Gynecologic Cancer Cooperative Group, membro dell’Executive Board della Federazione Internazionale di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO), responsabile del Gruppo di Lavoro per lo screening del Cervico-Carcinoma presso il Ministero della Salute.
Ha svolto e svolge tuttora un’intensa attività clinica ed ha al suo attivo più di 7.000 interventi chirurgici.
Autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, è stato insignito nel 2014 dal Presidente della Repubblica della Medaglia d’Oro per i Servizi resi alla Salute Pubblica. È membro onorario dell’American College of Surgeons e dell’American College of Obstetricians and Gynecologists.

Per lo sport 2015: Eusebio Di Francesco

Roma 10/11/2013 - campionato di calcio serie A / Roma-Sassuolo / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: Eusebio Di Francesco

Roma 10/11/2013 – campionato di calcio serie A / Roma-Sassuolo / foto Insidefoto/Image Sport
nella foto: Eusebio Di Francesco

Nato a Pescara l’8 settembre 1969, Eusebio Di Francesco è cresciuto calcisticamente nelle giovanili dell’Empoli, squadra con la quale ha esordito in Serie A nella stagione 1987-1988, a 18 anni. Raggiunge la consacrazione sportiva prima con la maglia del Piacenza (dal 1995 al 1997) e poi con quella della Roma, squadra con cui ottiene il massimo risultato della propria carriera con la vittoria del Campionato 2000-2001, collezionando 168 presenze e 14 reti. Durante la sua permanenza a Roma nell’arco di quattro intense stagioni, nonostante un grave infortunio, gioca anche in Coppa UEFA e viene convocato in nazionale.
Chiuderà l’attività di calciatore nel 2005 con il Perugia.
Prima di intraprendere la carriera di allenatore, Di Francesco è team manager della Roma di Spalletti, poi del Val di Sangro e a seguire direttore sportivo del settore giovanile del Pescara.
Nel ruolo di allenatore, Eusebio Di Francesco, dopo aver allenato il Lanciano, il Pescara (ottenendo la promozione in Serie B) e il Lecce, dal 2012 è protagonista assoluto sulla panchina del Sassuolo. Con il club di Squinzi ha centrato una storica promozione in Serie A, vincendo il campionato cadetto e il conseguente premio Panchina d’Argento, e ha consolidato la permanenza della società nella massima divisione, rendendo i neroverdi una delle realtà più floride del panorama italiano.
Il risultato ottenuto dipende molto dall’uomo Di Francesco, una persona ricca di valori, impegnato nel sociale, sensibile ai problemi dell’educazione, che ha acquistato la fiducia dell’ambiente con il suo comportamento e con l’esempio, che ha saputo confortare e sollecitare i suoi anche dopo sconfitte pesanti. Attualmente il Sassuolo è nella parte sinistra della classifica insieme alle grandi del Campionato.

Per lo sport 2015: Silvia Marangoni

Silvia MarangoniSilvia Marangoni nasce ad Oderzo, in provincia di Treviso, il 20 settembre 1985.
Comincia a pattinare all’età di tre anni in una pista di cemento nell’opitergino. I primi titoli per Silvia arrivano nel 1996 con la conquista della medaglia d’oro sia ai campionati italiani che a quelli europei. Fino al 2001 gareggia sia in coppia che in singolo; nel 2002 cambia specialità e dalle otto rotelle classiche passa al pattinaggio artistico inline. È l’inizio di una carriera straordinaria: 10 mondiali e 11 europei dal 2002 che la rendono l’indiscussa regina della specialità.
Nel dicembre 2011 entra nel Corpo della Polizia Penitenziaria dopo aver superato il concorso dall’anno successivo, entra ufficialmente nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre. nell’ottobre 2012 diventa Agente Scelto per meriti sportivi dopo la vittoria del 9° titolo mondiale.
Nel 2012, inoltre, riceve il premio di atleta femminile dell’anno 2011 insieme a Valentina Vezzali e Federica Pellegrini.
Nel 2013 riceve il titolo di COMMEnDATORE DELLA REPUBBLICA e vince il GOLDEn KInG, un riconoscimento consegnato ai re dello sport italiano evento realizzato da Rai Sport a Conegliano. Silvia Marangoni, inoltre, è impegnata in diverse iniziative benefiche ed eventi di solidarietà.
Dal 2013 fa parte degli XI di Marca, l’associazione di cui Marco Varisco è presidente, che raggruppa imprenditori (Benetton e Pinarello) e sportivi del trevigiano (Riccardo Pittis, Lorenzo Bernardi, Marzio Bruseghin) che attraverso eventi benefici raccoglie fondi da donare alle associazioni del territorio, in particolare per bambini disabili ed autistici.
Lo scorso 15 dicembre 2014 Silvia è stata insignita della massima onorificenza sportiva del Coni, il COLLARE D’ORO, che le è stato consegnato direttamente dal Presidente Giovanni Malagò e dal Presidente Matteo Renzi.
Quest’anno, il 19 settembre a Calì, in Colombia, ha vinto l’undicesimo titolo mondiale.
All’ultima Assemblea di Unindustria di Treviso il Presidente Matteo Renzi ha voluto incontrarla personalmente per invitarla a Palazzo Chigi nei prossimi mesi per darle un riconoscimento insieme al presidente del Coni, Giovanni Malago’.
Il suo sogno sarebbe quello di partecipare alle Olimpiadi, ma purtroppo il pattinaggio artistico non fa ancora parte delle discipline ammesse ai Giochi.

Per lo sport 2015: Luca Toni

Luca Toni, di Pavullo nel Frignano (MO), classe 1977, è uno dei più prolifici attaccanti italiani, ultimo capocannoniere delle serie A con 22 goal messi a segno nello scorso campionato con l’Hellas Verona, squadra di cui è tuttora il capitano.
Capocannoniere lo era già stato, con 31 goal, quando militava nella Fiorentina (2005-2006) nella stagione che lo ha visto anche campione del mondo con la nazionale di Lippi. Anno magico il 2006 anche per i riconoscimenti ricevuti: Pallone d’argento USSI, Scarpa d’oro (primo italiano a vincerla), il Telegatto come sportivo dell’anno, il Collare d’oro al merito sportivo, Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. E’ stato inoltre il quinto giocatore italiano capace di aggiudicarsi il titolo di capocannoniere in un campionato straniero con il Bayern Monaco (24 goal), squadra con la quale ha vinto anche il titolo di capocannoniere della Coppa Uefa (2007-2008). A ogni goal esulta ruotando la mano destra a coppa vicino all’orecchio, gesto nato quando militava nelle file del Palermo.
Luca Toni è una prima punta, forte fisicamente e abile nei colpi di testa. Molto bravo nel proteggere il pallone e servire sponde ai compagni di squadra. La sua è una lunga carriera.
E’ cresciuto nelle giovanili del Modena per poi passare all’Empoli, al Fiorenzuola, alla Lodigiani e al Treviso in Serie B (1999-2000). Aperte le porte della Serie A, dove ha esordito quando è stato acquistato dal Vicenza, a 23 anni, è poi passato al Brescia di Carlo Mazzone rimanendovi due stagioni e subendo un lungo infortunio.
Acquistato dal Palermo nel 2003, scende di nuovo di categoria, dato che la squadra doveva disputare il campionato di Serie B. Di questo campionato è stato capocannoniere con 30 gol in 45 partite, aiutando la squadra siciliana a essere promossa nella massima categoria vincendo il campionato.
Con i palermitani ha disputato anche la stagione seguente in Serie A, segnando 20 gol e aiutando in maniera determinante la squadra a classificarsi al 6º posto e qualificarsi quindi per la Coppa UEFA. In questa stagione è riuscito a confermarsi anche nella massima serie ed entrare nel giro della nazionale.
nell’estate del 2005 passa dal Palermo alla Fiorentina andando spesso a segno.
Alla fine del campionato si posiziona primo nella classifica marcatori con 31 gol superando il record di gol in una sola stagione nella Fiorentina di Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta che si fermarono a quota 26. Confermato per la stagione 2006-2007, inizia bene il campionato ma viene fermato da un’infiammazione al metatarso, che lo costringe a saltare diverse partite.
Il 30 maggio 2007 si trasferisce al Bayern Monaco finchè nel 2009 è di nuovo in Italia nella Roma cui seguiranno Genoa e Juventus (2011). non rientrando però nei piani dell’allenatore Antonio Conte, si trasferisce all’Al nasr di Dubai per poi tornare, nel 2013, alla Fiorentina di Montella.
Scaduto il contratto con la Fiorentina, torna al Verona, neopromosso in Serie A. Toni chiude la stagione con 20 reti messe a segno in 34 partite di campionato, più una in Coppa Italia, per un totale di 21 gol in 36 partite.
Il 13 giugno rinnova il suo contratto ormai prossimo alla scadenza, legandosi al Verona sino al 2015. Toni chiuderà la stagione ridiventando dopo nove anni capocannoniere della Serie A, all’età-record di trentotto anni – il più anziano di sempre a centrare il titolo nella storia del campionato italiano, strappando il primato a Hübner. Toni è il primo italiano a bissare questo titolo con due club diversi (il secondo dopo Zlatan Ibrahimovic).
Dopo il Mondiale del 2006 (grazie al quale viene inserito a pieno titolo nella lista All Star dei migliori 23 giocatori), la sua avventura nella nazionale continua grazie alla fiducia del neo commissario tecnico Roberto Donadoni, venendo convocato regolarmente nelle partite valide per le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 2008 risultando alla fine il capocannoniere italiano delle qualificazioni a Euro 2008, con 5 gol in 6 partite giocate. Dopo questa esperienza, rimane nel gruppo della nazionale anche nella seconda gestione di Marcello Lippi. Viene quindi inserito nella lista dei 23 giocatori convocati per la Confederations Cup 2009 in Sudafrica.

Per l’enogastronomia 2015: Giorgio Barchiesi

Giorgio BarchiesiChi è Giorgio Giorgione Barchiesi?
Giorgio Barchiesi è grande e grosso, dal carattere aperto e sensibile come un vero compagno di avventure. nel suo orto coltiva di tutto, alleva animali di ogni tipo e cucina come si deve. Per tutti è ‘Giorgione’, il protagonista della serie tv “Giorgione – Orto e Cucina” in onda su Gambero Rosso Channel (412 Sky).
Classe ’57, romano, ‘quasi’ veterinario, Giorgio si è occupato di un’azienda a Spello, dove produceva olio di altissima qualità. Oggi cucina con passione nella sua locanda. Un vulcano insomma, ma anche l’uomo giusto per raccontare la piacevole esperienza di curare un orto ed esaltare le primizie con ricette semplici, gustose, facilmente eseguibili.
‘Giorgione – Orto e Cucina’ è ambientato in casa sua, una dimora immersa in un bosco nei pressi di Montefalco, con animali da cortile ovunque (una sua grande passione), cani e gatti, cavalli, pecore e mufloni e ovviamente, un orto ricchissimo.
nella trasmissione Giorgione ha trasferito la sua vita quotidiana: dà da mangiare agli animali, cura l’orto, va a funghi, a tartufi, raccoglie erbette selvatiche e porta a casa il tutto per cucinarli e metterli in tavola. In ogni puntata Giorgione svela qualche segreto dell’orto, propone tecniche di coltivazione, consigli su come scegliere i prodotti, poi prepara due ricette. Uno stile garbato, semplice, competente di questo protagonista di Gambero Rosso Channel. E’ un vero piacere gustare le sue ricette davvero saporite, golose, realizzate con sapienza e passione, rispettando la qualità di ciò che arriva in tavola direttamente dal campo. Stefano Monticelli, autore e regista della trasmissione, è l’inseparabile compagno di viaggio di Giorgione.
Al successo televisivo Giorgione ha unito quello editoriale con il bestseller “Giorgione Orto e Cucina” edito da Gambero Rosso, (tre edizioni in soli sei mesi per oltre 30.000 copie vendute), cui ha fatto seguito recentemente “Giorgione: le Origini”, in testa nella classifica di vendita dei libri di cucina su Amazon e già destinato a seguire il successo del libro di esordio.
In onda il venerdì alle 21.30 su Gambero Rosso Channel, canale 412 SKY

Per l’enogastronomia 2015: Arrigo Cipriani

Arrigo CiprianiArrigo Cipriani è “Cipriani”, è l’Harry’s Bar.
Il 13 maggio del 1931, il padre Giuseppe inaugurò l’Harry’s Bar a Venezia. Situato al primo piano di un magazzino di cordami abbandonato, al termine di una calle chiusa a ridosso di Piazza San Marco, l’Harry’s Bar è stato progettato per essere una meta a se stante.
Dichiarato Monumento nazionale dal Ministero dei Beni Culturali nel 2011, ha soddisfatto appieno il suo intento. nei suoi 50 metri quadrati sembra il tipico ristorante veneziano, accogliente e comodo, ma l’accurata attenzione ai dettagli e le proporzioni ideali dell’arredamento, dei bicchieri e della posateria, rendono l’Harry’s Bar un luogo tutt’altro che comune. Per decenni, la sua celebre atmosfera rilassata è stata imitata, ma mai riprodotta.
negli 80 anni, quelli che hanno seguito la sua apertura, l’Harry’s Bar è diventato uno dei più famosi ristoranti del mondo. Inalterato dal 1931 e sempre fedele ai principi ispiratori del fondatore, l’Harry’s Bar ha servito un’ illustre schiera di avventori che hanno gravitato attorno a questa istituzione Italiana: da sovrani, regine, leggende di Hollywood, ad Ernest Hemingway (qui ambientò il romanzo che gli valse il nobel), Orson Wells, la regina Elisabetta II e Truman Capote. L’Harry’s Bar si è creato negli anni una devota clientela che torna frequentemente ad apprezzare l’attento servizio, la buona cucina e l’atmosfera unica e affascinante. Il ristorante è stato e continua ad essere supervisionato da Arrigo Cipriani.
Quattro generazioni di Cipriani hanno sviluppato, da un singolo ristorante, un marchio rinomato a livello mondiale, riconoscibile per le raffinate sedi e l’ottimo servizio di ognuno dei 14 locali dislocati in tutto il mondo: new York, Londra, Hong Kong, Los Angeles, Miami, Ibiza, Mosca, Abu Dhabi, Bodrum, Porto Cervo, Istanbul e Monte Carlo.

Per la sostenibilità e l’innovazione 2015: settore ortofrutta di Coop Italia

radicchio_oro_2015Nell’anno dell’EXPO il tema della biodiversità è un valore diffuso. La salubrità del territorio è la maggiore garanzia della sicurezza di un prodotto. E’ una certezza: in questa prospettiva, coltivare la biodiversità diventa un fattore vincente.
L’Italia e il Veneto in particolare, hanno un invidiabile record in Europa: sono il territorio con la biodiversità più elevata. Questo privilegio dell’Italia si riflette nelle diverse produzioni agricole del mondo agroalimentare: ma il prodotto di qualità deve avere intorno un ambiente altrettanto di qualità, quindi la tutela delle vita negli ambienti naturali diventa una strategia prioritaria, quasi una scelta obbligata.
L’ambiente di qualità è un valore che incentiva l’acquisto e il consumatore se lo aspetta.
Dal 1999 artefice di questo straordinario percorso di comunicazione del binomio radicchio/ territorio verso il consumatore è il settore ortofrutta di Coop Italia.
Sono centinaia gli operatori che quotidianamente spiegano alle famiglie italiane la bontà delle nostre eccellenze. Soltanto dopo avere visto i diversi passaggi della lavorazione del radicchio sia tardivo di Treviso sia variegato di Castelfranco, ci si rende conto del valore e della qualità dell’ortaggio, così come dopo avere verificato l’ambiente, in cui essi crescono, se ne comprendono i pregi, la qualità e la genuinità.
Per scoprire tutto questo i responsabili dei reparti ortofrutta visitano periodicamente le nostre aziende agricole, testando da vicino il valore del prodotto, diventando testimonial della qualità del territorio in maniera motivata e consapevole. Prima “insegna” ad aver creduto e diffuso il “radicchio” nei propri punti vendita di tutta Italia. Prima “insegna” a credere nei “Prodotti con amore” coltivati con “buone pratiche agricole”.
Contribuisce in maniera determinante, negli ultimi dieci anni, a far raddoppiare il consumo dei radicchi nelle famiglie italiane. Per il Treviso ed il Castelfranco, un valore alla produzione passato dai 4 milioni del 2000 agli attuali 50 milioni di euro.
nel 2010, Roberto Fiammenghi, Consigliere Delegato Canale Super e Commerciale Food di Coop Italia, che purtroppo ci ha lasciato, tiene a battesimo “Biodiversity Friend” (Amici della biodiversità), la prima certificazione della biodiversità in agricoltura, con queste parole: “Abbiamo una grande responsabilità nei confronti delle generazioni future: preservare il pianeta attraverso la sostenibilità dei sistemi produttivi e salvaguardare le risorse naturali convinti, come siamo, che solo attraverso la “responsabilità ambientale” si può conservare e sviluppare l’ambiente e favorire una crescita economica sostenibile”.
Responsabile nazionale del Settore Ortaggi di Coop Italia, ritira il “Premio Radicchio d’oro”, Giuseppe Iasella.

PREMIO DOP ALLA TREVIGIANITÀ 2015: Marco Varisco

Marco VariscoMarco Varisco, erede della tradizione familiare del nonno Marco e del padre Italo, ha conservato e applicato i loro insegnamenti seguendoli fin da piccolo. Ha rappresentato così la continuità della famiglia dei maestri vetrai trevigiani, unendo talento, fantasia ed entusiasmo. Marco già a 13 anni sapeva lavorare il vetro (sue le incisioni sulle bomboniere della Cresima); dopo la terza media ha frequentato le scuole di disegno, ma la sua fortuna è stata aver lavorato fianco a fianco sia con il nonno che con il padre imparando da loro le tecniche artigianali della lavorazione del vetro che gli hanno permesso di realizzare, ancora adolescente, opere complesse ed impegnative.
Le tre generazioni dei Varisco sono presenti nelle sedi museali più prestigiose, al Museo del Vaticano, nelle collezioni private di personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, della moda, della cultura; loro le opere eseguite per il sindaco di new York, per Bill Clinton, per i re di Spagna; al Museo di Losanna si trova la fiaccola olimpica realizzata per i primi giochi olimpici militari; altre opere sono state commissionate per varie Coppe del Mondo degli sport alpini, per il Mundialito del Volley, per l’Oscar del basket F.I.B.A. E per tanti campioni e squadre.
La tecnica dei Varisco è antichissima, ma Marco ha saputo introdurre e affiancare tecniche moderne come quella della scomposizione che lo ha portato a nuove creazioni. Marco va fiero del Prisma in cristallo molato, utilizzato per scopi scientifici per studi sulla rifrazione della luce. Il pezzo è esposto nel Capital Museum di Pechino.
Un’altra opera è presente al Victoria Albert Museum di Londra. Si tratta del Venetian Mirror, nato in collaborazione con Fabrica, uno specchio che riflette le immagini solo se sono immobili, mentre quelle mobili risultano invisibili. Marco ha anche coronato il suo sogno di vedere un’opera esposta nel prestigioso Guggenheim Museum di new York.
Numerosi sono i visitatori che giungono per commissionare opere preziose e conoscere un artista a tutto tondo, un uomo pacato, impegnato anche nel sociale. Varisco infatti nel 2005 ha fondato l’Associazione “XI di Marca” con la quale aiuta altre associazioni che si occupano di bambini e di situazioni in cui sono necessari gli aiuti.

SEGNALAZIONI DALLA TERRA VENETA Per la cultura 2015: Stefano Zecchi

Stefano Zecchi, scrittore, giornalista e accademico italiano, professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano, nasce a Venezia e compie parte degli studi nella sua città. Dopo la maturità classica al liceo Marco Polo, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Milano dove si laurea in filosofia discutendo una tesi sulla fenomenologia di Edmund Husserl, filosofo e matematico a cui poi dedicherà i suoi primi studi. Dopo aver insegnato per qualche anno nelle scuole del milanese, torna in Veneto e ottiene la cattedra di filosofia teoretica all’Università di Padova, in cui era stato assistente e docente incaricato dal 1972. Dal 1984 è di nuovo a Milano dove risiede tuttora.
Dopo gli studi sullseiZecchia fenomenologia di Husserl e della sua scuola, ha affrontato le questioni inerenti ai concetti di “speranza” e di “utopia”, riflettendo sulla filosofia di Ernst Bloch, di cui è stato anche traduttore. Il pensiero di Goethe (di cui ha tradotto diversi saggi sulla scienza, l’arte e la letteratura) e il Romanticismo sono diventati i punti di riferimento essenziali dei suoi studi, che lo hanno portato a concentrare le sue ricerche sul problema e sul significato della bellezza. numerose le pubblicazioni a carattere filosofico dove riflette e discute su questo tema: la bellezza come esperienza per cogliere il valore delle relazioni con gli altri e con il mondo; come sentimento essenziale per riflettere sul senso della vita e come alternativa al nichilismo, vera malattia spirituale del nostro tempo. nei suoi libri, l’argomento più rilevante e ineludibile è costituito dalla critica a quelle espressioni della nostra cultura, dominate dalla visione pragmatica e meccanicistica della vita, che hanno cancellato l’educazione estetica dalla formazione dell’uomo.
Su questa scia di riflessioni l’ultimo libro, attualmente nelle librerie, Il lusso, un accorato richiamo alla necessità di un’educazione estetica che consenta di comprendere fin da giovani cosa sia il bello, evitando abbagli e fraintendimenti, e porti a migliorare se stessi. Alla ricerca filosofica Zecchi ha accostato una significativa attività di romanziere nella quale affronta i temi a lui cari. Sostiene che “il romanzo è un banco di prova per esprimere idee estetico-filosofiche”. Seguendo questa considerazione, ha scritto Estasi pubblicato nel 1993. Superata l’incertezza iniziale, ha proseguito su questa strada scrivendo altri libri, tra i più recenti Quando ci batteva forte il cuore (2009), Maria una storia italiana d’altri tempi, (2011); Rose bianche a Fiume (2014). Zecchi è noto anche al di fuori dell’ambito accademico per le sue presenze al “Maurizio Costanzo Show” negli anni ’90, anche se -come racconta- lo scambiavano per un chirurgo, e per le numerose partecipazioni ai vari “talk”, dove si distingue per la pacatezza e la chiarezza dell’eloquio e dove cerca di sostenere quei valori che ultimamente sembrano perduti. Poiché gli uomini di cultura conoscono il senso della leggerezza, non ha disdegnato nemmeno la presenza a qualche show televisivo, senza però perdere il senso “estetico” della misura.
E forse perché “libertà è partecipazione”, si è espresso anche nell’ambito politico e civile ottenendo molti incarichi di rilievo come quello di presidente del corso di laurea in Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, di consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, del Teatro Parenti , della Fondazione La Verdi e del MAXXI (Museo dell’arte del XXI secolo), di presidente dell’Accademia di belle arti di Brera, di membro del consiglio dell’Irer (Istituto per la programmazione scientifica e culturale della Regione Lombardia),di rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione presso l’UnESCO per la tutela dei Beni culturali immateriali, di consigliere comunale a Venezia e assessore alla cultura a Milano.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per l’impegno civile/solidarietà: Don Luigi Ciotti

17-18-19 nov.2006: Roma, stati generali dell'antimafiaLuigi Ciotti è nato il 10 Settembre 1945 a Pieve di Cadore (patria di Tiziano Vecellio), ma come accadde a molte altre famiglie della zona anche la sua fu costretta ad emigrare, la scelta è Torino. E’ qui che si forma e a vent’anni, insieme ad alcuni amici, fonda un gruppo di impegno giovanile che si chiamerà Gruppo Abele. Fra i suoi primi impegni quello di avviare un progetto educativo negli istituti di pena minorili e la creazione di alcune comunità per adolescenti alternative al carcere. Viene ordinato sacerdote nel 1972 e il cardinale Pellegrino gli affida la sua prima parrocchia: la strada. E’ così che affronta il diffondersi della droga e apre prima un centro di accoglienza e ascolto, un’esperienza allora unica in Italia, cui seguirà l’apertura di alcune comunità. In quegli stessi anni, all’accoglienza delle persone in difficoltà, l’Associazione comincia ad affiancare l’impegno culturale – con un centro studi, una casa editrice e l’“Università della strada” – e, in senso lato, “politico” – con mobilitazioni come quella che nel 1975 porta alla prima legge italiana non repressiva sull’uso di droghe, la 685 – per costruire diritti e giustizia sociale. In quegli anni, lavora sul fronte della lotta alle tossicodipendenze in molti paesi, come Gran Bretagna, USA, Giappone, Svizzera, Spagna, Grecia, Jugoslavia, mentre si interessa del recupero degli ex detenuti in alcuni paesi in via di sviluppo. Negli anni 80, diventa presidente del CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza) e della LILA (Lega Italiana per la Lotta all’AIDS), mentre negli anni 90 intensifica la sua opera contro la Mafia, fondando il mensile «Narcomafie». Cinque anni dopo nasce «Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie», una importantissima associazione contro la mafia che collega oltre 700 tra associazioni e gruppi che si occupano anche di recuperare i beni confiscati alla Mafia (con Libera Terra) e oggi punto di riferimento per oltre 1.600 realtà nazionali e internazionali (fra cui diverse sigle del mondo dell’associazionismo, della scuola, della cooperazione e del sindacato). Obiettivo di Libera è alimentare quel cambiamento etico, sociale, culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare. A questo servono i percorsi educativi in collaborazione con 4.500 scuole e numerose facoltà universitarie; le cooperative sociali sui beni confiscati con i loro prodotti dal gusto di legalità e responsabilità; il sostegno concreto ai familiari delle vittime e la mobilitazione annuale del 21 marzo, “Giornata della memoria e dell’impegno”; l’investimento sulla ricerca e l’informazione, attraverso l’Osservatorio “LiberaInformazione”; l’attenzione alla dimensione internazionale, con la rete di Flare -freedom, legality and rights in Europe. Nel gennaio 2013 le associazioni che presiede (Libera e Gruppo Abele) avviano la campagna online di Riparte il futuro, che ha permesso la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale in tema di voto di scambio politico – mafioso il 16 aprile 2014. Don Luigi Ciotti è stato anche giornalista, collaborando a diverse testate tra cui: La Stampa, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, Il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana, Messaggero di Sant’Antonio, Nuovo Consumo; più volte membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale della Diocesi di Torino. Nei primi anni 80 è stato docente presso la Scuola superiore di polizia del ministero dell’Interno. Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, ha ricevuto a Bologna la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione, nel 2006 dall’Università degli Studi di Foggia la laurea honoris causa in Giurisprudenza. È inoltre cittadino onorario di numerose città in tutta Italia. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Nazionale Nonviolenza conferito dall’Associazione Cultura della Pace “per la sua indefessa opera nei confronti dei più emarginati, degli ultimi della società, per il recupero degli esclusi e per il lavoro di coscientizzazione della società nei confronti del fenomeno mafioso e dei suoi meccanismi”. Possiamo ben affermare che don Luigi (e tanti preti come lui lontani dai palazzi e vicini alla gente) prima di sentire le parole di papa Francesco, le aveva già messe in atto: “ non camminiamo da soli,-esorta il papa in uno dei suoi discorsi- siamo parte dell’unico gregge di Cristo. Qui penso ancora a voi preti, camminare con il nostro popolo: a volte davanti, a volte in mezzo e a volte dietro; è importante uscire per andare incontro all’altro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone, situazioni di vita; non abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone».
Numerose le sue pubblicazioni, da Genitori, figli & droga, a Chi ha paura delle mele marce? Giovani, droghe, emarginazione…,Persone, non problemi. L’utopia concreta della strada, Terra e cielo. Le strade del Vangelo, Dialogo su pedagogia, etica e partecipazione politica, Dialogo sulla legalità, I cristiani e il valore della politica, Storia di crisi finanziarie e di lavoro, di amore e di dolore, di onesti e di disonesti, La speranza non è in vendita, Il “Noi” che desidera e realizza il cambiamento, introduzione a Dal bene confiscato al bene comune Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati,Cambiare noi, con Antonio Mazzi.

PREMIO RADICCHIO D’ORO 2014 – per l’enogastronomia: Alessandro Marzo Magno

Alessandro Marzo MagnoAlessandro Marzo Magno è uno scrittore e giornalista nato a Venezia un giorno di settembre del 1962.
Laureato in storia, ha lasciato presto la città natale per Vicenza, Trieste (dove ha conosciuto la moglie che poi gli ha dato due figli), Gorizia e Vienna, alla fine si è trasferito a Milano, dove vive tuttora.
Come giornalista è stato più volte nei Balcani durante il conflitto che ha dilaniato l’ex Jugoslavia dal 1991 al 2001. Ha lavorato in vari quotidiani, quindi è stato per dieci anni il responsabile degli esteri del settimanale “Diario”. Ora collabora con “Focus Storia” e con la pagina food del sito del “Sole 24 Ore”.
Scrive libri, ne ha pubblicati undici. Del 2013 L’invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano, si è rivelato un successo oltre ogni aspettativa. Nell’aprile di quest’anno è uscito “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” per le casa editrice Garzanti con la quale aveva già pubblicato “L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo (2012), entrambi alla quinta edizione. Precedentemente ha pubblicato La guerra dei dieci anni. Jugoslavia 1991-2001; Venezia degli amanti. Epopea dell’amore in 11 celebri storie veneziane.; Piave. Cronache di un fiume sacro; Venezia. I Turchi e la distruzione del Partenone.
Come testimonia l’ultimo libro, nel quale parla della cucina delle corti dal Medioevo ai Savoia, della cucina contadina e borghese, di locande, osterie, ristoranti stellati e delle eccellenze gastronomiche italiane , Alessandro apprezza il buon vino e la buona tavola. Gli altri -si dice- apprezzano la sua cucina, soprattutto il risotto.